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Grecia, ecco perché l’aria sta cambiando

Scritto da Dimitri Deliolanes on . Postato in Crisis

Qual­che set­ti­mana fa ho par­te­ci­pato a un dibat­tito tele­vi­sivo di un canale d’informazione eco­no­mica. Un bro­ker di borsa mi ha chie­sto se il lea­der di Syriza aveva valu­tato l’effetto domino che avrebbe pro­vo­cato l’uscita della Gre­cia dall’eurozona.

La domanda era in buona fede e l’interlocutore era sin­ce­ra­mente stu­pito quando gli ho rispo­sto che, in effetti, Tsi­pras aveva ben valu­tato l’effetto domino, tanto da esclu­dere non solo l’uscita ma per­fino l’espulsione della Gre­cia dall’eurozona. Oltre però alla cat­tiva infor­ma­zione (di cui egli non era certo respon­sa­bile), lo scam­bio di bat­tute mi ha fatto riflet­tere. Quello che il bro­ker chie­deva era: basta un voto per affron­tare lo schie­ra­mento neo­li­be­ri­sta e finan­zia­rio che si è affer­mato nell’Unione Euro­pea nell’ultimo decennio?

Una bella domanda, alla quale forse solo un greco può dare rispo­sta con cog­ni­zione di causa. Dopo quat­tro anni di «domi­nio pieno e asso­luto» della troika, lo si può dire con fran­chezza: no, la tro­jka non è com­pa­ti­bile con la demo­cra­zia. Nes­sun popolo, nes­sun governo che abbia a cuore gli inte­ressi del suo paese potrebbe mai accet­tare quelle con­di­zioni. Non a caso, sia in Ita­lia che in Gre­cia, fu gio­cata (simul­ta­nea­mente) la carta (fal­li­men­tare) dei governi tec­nici. E non è un caso la fretta con cui Ber­lino e Bru­xel­les hanno messo in archi­vio l’ondata anti­eu­ro­pea e anti­au­ste­rità che è uscita, quasi ovun­que, dal voto per il Par­la­mento Europeo. Certo, il governo uscente di Sama­ras è stato eletto libe­ra­mente nel 2012.

Noi greci però ricor­diamo bene l’arruolamento al com­pleto del governo tede­sco e dell’allora Com­mis­sione per con­di­zionare il voto. Nuova Demo­cra­zia e il suo lea­der non erano più i cam­pioni del clien­te­li­smo e della corr­ru­zione, i primi respon­sa­bili del fal­li­mento del paese. Si erano magi­ca­mente tra­sfor­mati in difen­sori della sta­bi­lità e del rigore, argine con­tro i bar­bari «popu­li­sti» e «anti-europei» della sini­stra, pronti a con­durre verso gli sco­gli la Gre­cia e la stessa euro­zona. Ai let­tori que­sta sto­ria sem­brerà vaga­mente attuale: il voto dei cit­ta­dini deve essere con­forme al voto dei mer­cati, altri­menti sono guai.

Eletto gra­zie a que­sto ricatto, il governo Sama­ras, soste­nuto anche dai vec­chi rivali, i socia­li­sti del Pasok, non poteva che gover­nare di conseguenza. Il potere ese­cu­tivo è stato con­cen­trato nelle mani del pre­mier. Il con­si­glio dei mini­stri si è riu­nito in tutto due volte, Sama­ras ha messo piede in Par­la­mento non più di una decina di volte. I prov­ve­di­menti impo­sti dalla tro­jka sono stati sot­to­po­sti al voto par­la­men­tare in un unico arti­colo, in tra­du­zione goo­gle, senza dare nean­che il tempo di lettura. Il secondo memo­ran­dum del 2012 pre­vede espli­ci­ta­mente che nes­suna isti­tu­zione greca goda di immu­nità di fronte ai cre­di­tori e che ogni con­tro­ver­sia sarà risolta nel foro di Lon­dra. Cedi­menti di sovra­nità non auto­riz­zati da nes­suna Costi­tu­zione europea.

Que­sta situa­zione ha pro­vo­cato ten­sioni nella mag­gio­ranza. Sama­ras ha pre­pa­rato l’alternativa: aprire verso Alba Dorata. In pri­ma­vera si è sco­perto che uno stretto col­la­bo­ra­tore del pre­mier coor­di­nava l’attività par­la­men­tare del gruppo nazi­sta che, per poco, appena la set­ti­mana scorsa non ha con­tri­buito all’elezione del nuovo Presidente. Altri estre­mi­sti di destra sono entrati nel cer­chio magico di Sama­ras: chiu­dono la tv pub­blica Ert, imba­sti­scono una cam­pa­gna calun­niosa verso l’opposizione, lasciano carta bianca alle vio­lenze poli­zie­sche: le forze anti­som­mossa por­tano sva­sti­che sulla divisa ma nes­suno si scandalizza. Va bene, cioè male. Ma in cam­bio c’è il risa­na­mento eco­no­mico. Mac­chè. Salari abbat­tuti anche del 40% e nes­sun inve­sti­tore in vista. Tutte le pri­va­tiz­za­zioni si sono tra­sfor­mate in omaggi all’oligarchia greca e ai suoi soci stra­nieri. Ci sono ricorsi a piog­gia a tri­bu­nali nazio­nali ed euro­pei ma la tro­ika li blocca: non sono sin­da­ca­bili, per contratto.

Il tutto in un ambiente di abi­tuale sopruso e irre­go­la­rità ammi­ni­stra­tive: clien­tele, rube­rie, nepo­ti­smi, cor­ru­zione, esat­ta­mente come prima della crisi. Ora però con la garan­zia di qua­lità europea. Prima di inge­rirsi, con l’abituale deli­ca­tezza, negli affari elet­to­rali del popolo greco, la can­cel­liera Mer­kel dovrebbe met­tersi la mano sulla coscienza. Sama­ras era una mario­netta, inca­pace di qual­siasi «risa­na­mento». Lo sape­vano tutti, ma si sono cul­lati nell’illusione di poter sac­cheg­giare il paese per l’eternità.

Come scri­veva ieri su que­sto gior­nale Tom­maso Di Fran­ce­sco, il voto dei greci sta strap­pando il velo di men­zo­gne e di bufale media­ti­che che i libe­ri­sti ci hanno pro­pi­nato in tutti que­sti anni. Il panico delle Borse forse è dovuto anche a que­sto: alla luce del sole i fan­ta­smi sva­ni­scono, i topi si nascon­dono e il capi­ta­li­smo da rou­lette cerca altre prede. In Europa l’aria sta cambiando.

 Fonte: Il Manifesto del 6/01/2015

 

 

 

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