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Default ellenico: c'è chi lo racconta con le "veline"

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Crisis

Le crisi non si raccontano con le “veline” passate da qualche testa non-pensante o da chi vuole far apparire rosso il nero. Ma si toccano con le mani, si tastano e soprattutto ci si imbeve di quel sangue versato, per poter comprendere e valutare.

A un tiro di schioppo dalle coste italiane sta accadendo quello che potrebbe oggettivizzarsi anche in Italia: una classe dirigente monca, figlia di trent’anni di errori e miopìe; sacche di disagio sociale che, da focolai, si trasformano in vampate dirompenti, che attecchiscono sulle difficoltà della stragrande maggioranza dei cittadini; il voto di protesta che si erge a rigurgito xenofobo e a espressioni animalesche; suicidi da crisi taciuti da tv e giornali, per non compromettere ciò che resta della devastazione burocratica, figlia anche di media compiacenti; aziende locali che chiudono come funghi; aziende straniere che si affacciano per nuovi investimenti, ma perché incoraggiate dai salari bulgari che i tre memorandum hanno imposto alla Grecia come condicio sine qua non per concederle un maxi prestito che non risolve a monte il debito.

Perché non è con altre cambiali che si pagano quelle contratte tempo prima, non è versando altro liquido in una damigiana azzoppata da un gigantesco buco strutturale che si impedisce a quell’acqua di andare perduta, non è riducendo un paese intero alla fame che si insegna come governarlo, non è ripetendo come pappagalli che l’Europa va salvaguardata che la si salva automaticamente. Ecco l’anno zero dell’Ue, che passa da una crisi greca che dà fastidio a molti. Perché ricorda loro niente altro che il fallimento globale.

Twitter@FDepalo

 

 

 

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