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C’era una volta l’isola dei miliardari

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Crisis

Christodoulos è un archeologo e lavora per la Fondazione della Banca di Cipro di Lefkosia. È grazie allo sforzo congiunto di professionisti e istituti finanziari che negli ultimi due lustri sono state riportate a casa e restaurate preziose icone bizantine, finite sul mercato nero e che, oggi, sono in mostra nel Museo Bizantino della capitale. Ma se la decisione europea di tassare i capitali dell’isola dovesse andare in porto non solo sarà licenziato, ma anche i suoi cinque figli dovranno obtorto collo, cambiare stile di vita. Cipro è a un bivio, ben più grave di quello che ha dovuto affrontare nel 1974, quando aerei e carri armati turchi la invasero in risposta a un tentato golpe greco. Quel filo spinato che, passeggiando per la capitale dell’isola, si scorge ancora oggi è la plastica raffigurazione di un’Europa a due teste e a due velocità, che emargina anziché accogliere. La cronaca di questi giorni è utile per scacciare i falsi miti su Cipro isola di miliardari, non che non ve ne siano, si vedano i quotidiani russi che popolano le edicole. Solo che rappresentano una minoranza rispetto ad una popolazione travolta oggi dall’onda della crisi greca e della freddezza teutonica, con istituti finanziari che avevano in pancia titoli greci e soprattutto con la richiesta di un aiuto da 17 miliardi che l’Europa ha tramutato in un cappio ben stretto al collo.
 
La metà delle prestigiose boutiques presenti in odòs Kennedy, la strada del passeggio e dello sfarzo di Nicosia, sono mestamente chiuse. Lì dove c’erano marchi mondiali come Armani o Versace oggi campeggiano scritte di vendesi o di affittasi, che i proprietari sono ben consci rimarranno inevase. 
Ioannis Eliades è il direttore del museo Bizantino Makarios III di Nicosia, (il più giovane della storia del museo), ospitato nelle gallerie dell’Arcivescovado. Custodisce circa duecentocinquanta icone datate tra l‘800 e il 1700, preziose non “soltanto dal punto di vista artistico ma anche morale ed affettivo“, rivela con una punta di orgoglio e  di amarezza, dal momento che la sua casa natale si trova nella parte della capitale occupata da 50mila militari turchi. E rivederla, ammette, è sempre una ferita aperta. Come una ferita aperta è constatare oggi che i bancomat sono ancora avari di banconote e molti sono i cittadini rimasti a secco.
 
“Questi giorni mi ricordano l’invasione turca del ‘74”, racconta Michalis, titolare di una taverna proprio a due passi dal filo spinato che divide in due l’isola e a solo un metro dal gabbiotto dove c’è ancora un militare greco che fa la guardia impassibile. Quella notte, ricorda, fu tutto rapido e improvviso, tutti pensavano di poter far ritorno alle proprie abitazioni dopo poche ore, “e invece…”.
Ma come si è arrivati a questo punto? Secondo Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della tv di stato greca ERT c’è il tentativo di distruggere Cipro come centro di intermediazione finanziaria, per convogliare i capitali russi verso altre banche molto più controllabili da parte tedesca, come alcuni istituti del Baltico, dell'Austria o del Lussemburgo. Insomma, riflette, “che non passino del sud del mediterraneo, in quanto capitali desiderati da molti. Si pensi che per arrivare a questo punto hanno persino utilizzato l'arma della calunnia sul presunto riciclaggio adducendo un’informativa dei servizi”.
 
Fonte: Il Giornale del 20/3/13
twitter@FDepalo
 

 

 

 

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