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Cosa c’è scritto nella riforma della previdenza sociale voluta da Tsipras

Scritto da Paolo Falliro on . Postato in Crisis

Il sistema delle assicurazioni sociali in Grecia si è contraddistinto in passato per frammentazione legislativa e amministrativa nonché per una struttura istituzionale complessa che impedisce il suo funzionamento efficace. Nell’attuale sistema previdenziale non vengono applicate le stesse regole per tutti gli assicurati, mentre restano forti squilibri in materia di prestazioni erogate. Ecco una panoramica sulla riforma proposta dal governo Tsipras.

La riforma mira principalmente all’ unificazione, per la prima volta, delle regole per tutti, affinché sia costruito un equo e razionale sistema di assicurazioni sociali. Al primo punto la stabilità e funzionalità della riforma che saranno perseguite in modo tale che le risorse limitate degli enti previdenziali vengano allocate in maniera ottimale, senza ulteriori tagli sulle pensioni. Al secondo punto l’idea che la politica promossa dal Governo garantisca la sostenibilità del sistema pensionistico. Per questo la nuova normativa verrà attuata allo scopo di favorire il controllo e la riduzione della spesa pubblica e dei deficit, aggravati dalla prolungata crisi economica.

Tra le misure introdotte nell’ambito della riforma figura la valorizzazione del patrimonio mobile e immobile degli enti previdenziali al fine di ottenere un beneficio finanziario immediato. La riforma del sistema di assicurazioni sociali si regge su uno studio documentato e fondato sui nuovi macrodati economici. In questo contesto si inserisce anche l’integrazione dei numerosi enti previdenziali, attualmente in funzione, in un unico super ente: un passaggio che assicurerà la sostenibilità dei diversi enti attuali, in vista dell’assenza, fino a questo momento, di un sistema unico di supervisione e controllo delle entrate e delle spese.

Allo stesso tempo nelle intenzioni dell’esecutivo c’è lo sforo diretto verso la lotta contro l’omissione contributiva e il lavoro non assicurato. La riforma proposta garantisce il versamento sia delle pensioni principali che di quelle supplementari ai livelli attuali così da tutelare gli anziani e da alleviare i giovani lavoratori dal peso di contributi iniqui ed eccessivi.

Per cui, sintetizzando, la riforma istituisce una pensione nazionale uguale al 60% del reddito medio finanziata direttamente dal bilancio statale, anziché dai contributi versati, e in grado di difendere i cittadini dalla povertà. Esclude de facto ulteriori tagli orizzontali introducendo, per la prima volta, una clausola di sviluppo che fornisce una prospettiva di aumento delle pensioni.

Crea il contributo di solidarietà sociale a favore degli anziani, inclusi coloro che non hanno compiuto 15 anni di assicurazione. Lega l'importo complessivo definitivo delle prestazioni pensionistiche al totale del periodo di lavoro dell'assicurato. Propone incentivi perché ogni lavoratore possa restare più a lungo nel mondo del lavoro. Rafforza la pensione nazionale tramite la pensione retributiva, basata su un sistema redistributivo di prestazioni stabilite, in modo che i più poveri e i più deboli vengano protetti.

Garantisce il versamento sia della pensione nazionale che di quella retributiva e crea un solo e unico ente previdenziale per tutti, con regole unificate ed eque sia in materia di contributi che di prestazioni. Eliminando così le arbitrarie discriminazioni in base all'età. Garantisce la sostenibilità a lungo termine del sistema previdenziale. 

 

 

 

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