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Pam: vi racconto che cos’è e come opera l’Onu del Mediterraneo

Scritto da Enrico Filotico on . Postato in Kosmos

 Non solo analisi e vertici, ma anche tanta diplomazia per tentare di risolvere i dossier aperti sul “tavolo” del Mediterraneo. Questi gli obiettivi della Pam, Assemblea dei Parlamenti del Mediterraneo, ente guidato dal senatore italiano Francesco Maria Amoruso. Che in una conversazione con Mondo Greco ragiona su quanto sia strategico essere presenti nel Mare Nostrum anche grazie allo sforzo compiuto proprio dalla Pam, nel silenzio a volte colposo della grande stampa nazionale.

Come e’ strutturata la Pam?
Si tratta di un organismo internazionale, a cui fanno capo delegazione di tutti i parlamenti dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo . Il numero dei rappresentanti è standard, ogni paese ha infatti diritto a 5 delegati sia che si tratti di un grande paese o meno. L’uguaglianza numerica è fondamentale, al fine di garantire un rispetto paritario tra tutti. Le elezioni avvengono ogni due anni: vengono eletti un ufficio di presidenza composto da un presidente che rappresenta la PAM, tutto l’organismo che presiede il parlamento e poi altri sei membri,  con sei vicepresidenti, di cui tre ricoprono la carica di presidenti delle commissioni permanenti: affari politici, affari economici, cultura e religione.
 
Quali sono stati i paesi che hanno beneficiato maggiormente dell’associazione negli ultimi anni?
Non ci sono paesi che ne hanno beneficiato particolarmente,l’azione dell’assemblea è stata quello di operare in maniera fattiva sui temi scottanti dello scacchiere Mediterraneo. Ci occupiamo di aspetti politici come i processi di pace tra Israele e Palestina, il problema della Siria, per la quale due mesi fa abbiamo attuato un intervento su richiesta dell’Onu. Fu solo dopo l’incontro con i vertici del palmento siriano che le Nazioni Unite ottennero ottenuto la possibilità di portare aiuti umanitari nella città di Aleppo: consideriamo questo negoziato ad oggi uno dei nostri più grandi successi. 
 
Il meeting del 10 perché è stato annullato?
Per via dei continui contatti che abbiamo con la Siria, avevamo previsto per lo scorso 10 novembre un grosso convegno ad Amman. L’incontro aveva già riscosso un grande successo, facendo segnare oltre cento adesione da tutti i parlamenti, ai quali si aggiungevano personaggi di spicco come il presidente del parlamento libanese, il presidente del parlamento siriano. Ci era stato anche richiesto da parte del presidente del parlamento iraniano di poter essere accolto come osservatore. Purtroppo la crisi del parlamentare che sta vivendo la Giordania in questi giorni, causa dello scioglimento del parlamento stesso, ha bloccato questa iniziativa, costringendoci a rinviarla. 
 
Quanto influisce l’aspetto umanitario sul vostro intervento?
L’aspetto umanitario è quello che noi teniamo a curare particolarmente, ovvero sollecitare una maggiore partecipazione da parte delle Nazioni Unite così che possano essere operative nei territori oggetto oggi di conflitto. Abbiamo già avuto una collaborazione di questo tipo: negli anni del conflitto con la Libia, le Nazioni Unite avevano un delegato che non riusciva ad arrivare in Libia. Ma grazie al segretariato della nostra assemblea, che in quel momento aveva costanti rapporti con il parlamento libico, siamo riusciti a sbloccare questa situazione e quindi a permettere al rappresentante delle nazioni uniti di poter gestire tutti gli aiuti umanitari.
 
Dal punto di vista economico invece quali sono le iniziative in programma?
Abbiamo più volte curato anche l’aspetto economico, grazie ai “panel”, una sezione specializzata nel settore energetico. È nostro interesse creare le condizioni per sviluppare le infrastrutture necessarie ad agevolare le possibilità di scambio. Stiamo lavorando con la BERS ( Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo )al fine di trovare una soluzione per finanziare le piccole e medie imprese. Questi sono paesi che hanno molto a che fare con le pmi, per cui individuare un finanziamento potrebbe essere un modo di combattere il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Se la gente trovasse la possibilità di un’occupazione nel proprio paese, non avrebbe bisogno di venire illegalmente in Europa
 
Le grandi potenze apprezzano le vostre iniziative?
Non ci sono stati di grande aiuto, purtroppo l’iniziativa che portava alla creazione della Banca del Mediterraneo, strumento idoneo e adatto per affrontare questo tipo di problematiche , è sempre stato stoppato dalla Germania e dai paesi del nord. I tedeschi si sono rivelati anche da questo punto di vista un problema, perché non avendo visione ed interessi sul Mediterraneo non ne agevolano lo sviluppo. Noi siamo invece convinti che il Mediterraneo sia sempre più il centro dell’Europa. 
 
Come collaborate con l’Onu?
Anche se la nostra organizzazione ha solo sette anni di vita, ha già avuto il riconoscimento di Osservatore permanente delle Nazioni Unite, e partecipiamo oggi alla sessione di alto livello che si tiene a settembre presso il loro quartier generale. Quindi lavoriamo in stretta collaborazione e contatto con loro. Riteniamo infatti che spesso attraverso i canali di diplomazia parlamentare si possano raggiungere obiettivi molto più importanti. Questo facilita la possibilità di confronto: esempio ne è la nostra assemblea che funziona bene, rispetto ad atri organismi che virtualmente si interessano del Mediterraneo, perché da noi partecipano tutti: israeliani, palestinesi, greci, ciprioti, turchi. Abbiamo portato per la prima volta il presidente del parlamento israeliano in un paese arabo, nell’iniziativa di Rabat in Marocco. Così facemmo con la delegazione greca, che partecipò ad un incontro ad Istanbul a cui era presente anche il presidente del governo turco. 
 

 

 

 

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