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Tunisia, aspettando il presidente per la fine della transizione mediterranea

Scritto da Ilaria Guidantoni on . Postato in Kosmos

da Tunisi - E’ imminente la fine della transizione che non vuol dire l’ingresso nella democrazia tout court: di strada da fare ce n’è ancora tanta ma la Tunisia ha saputo essere il pioniere di una ‘rivolta compiuta’ che ora è quasi conclusa. Certo, la pars costruens resta la più complessa ma poggia sulla base di una legge elettorale nuova, una Costituzione che si è dimostrata all’altezza delle aspettative e una capacità di gestire le emergenze senza andare alla deriva.

Al di là dei sondaggi che danno comunque Béji Caïd Essebsi in testa, è importante il test in quanto tale per quello che emerge dal panorama nutrito dei candidati. La competizione è attesa con grande trepidazione tanto che si parla della battaglia di Cartagine, ad indicare la svolta epocale che segnerà. A dire il vero il ribaltamento è stato sancito dalle elezioni politiche del 26 ottobre con una netta vittoria dei laici sul partito religioso, un po’ ovunque, perfino nei paesi arabi mediorientali, anche se di misura.

Nida Tunes, il partito di Essebsi, che si è aggiudicato la vittoria, rivela la voglia di separazione tra religione e politica, il desiderio di chiarezza – che Ennahda non è stata in grado di assicurare con il doppio discorso, per i laici e per i credenti, strizzando l’occhio ora a destra, ora a sinistra – e in parte anche di continuità. Essebsi è un uomo per tutte le stagioni, non con una vera e propria ideologia, che ‘dondola’ al centro, grande conoscitore della macchina statale e decisamente in stile Bourguiba, come ha dimostrato in questa campagna: dai gesti, alle parole, al contenuto. Resta il simbolo di una Tunisia moderna, un classico moderno oserei dire, laica e aperta allo sviluppo che ricorda il momento della crescita e del consenso internazionale degli Anni che seguirono l’Indipendenza.

Alla fine i Tunisini non sono così spaventati dai transfughi dell’RCD, il partito dell’ex presidente, cacciato nel 2011, che è noto siano presenti nel partito dell’aspirante presidente. Un ostacolo potrebbe essere la sua età, 88 anni, che per guidare un paese in un momento strategico non sono pochi ma piuttosto che l’inesperienza o l’arroganza, il popolo sceglie la maturità. Chi sono gli altri 26 candidati? Non hanno grandi chance numeriche ma rappresentano il vecchio e il nuovo di spessore, Hamma Hammami e l’unica donna candidata, Kalthoum Kennou. Il primo è una personalità di spicco, definito dal settimanale “Jeune Afrique”, uscito domenica, “il Gentleman rivoluzionario”.

Persona di provata cultura, onestà pubblica e privata, marito e padre giudicato impeccabile, un passato da martire, torturato, vittima senza vittimismi, con uno stile quasi americano. Non appare spesso con il proprio volto nei manifesti e generalmente con il solo nome. Battagliero, erede della tradizione comunista, resta comunque lontano dal sentire comune per la sua laicità radicale in una Tunisia dove anche i non religiosi difficilmente si affidano ad un ‘comunista’, questo almeno quello che ho raccolto parlando con la gente. E poi c’è una critica più sottile e ‘tecnica’: il popolo è arrabbiato perché manca il lavoro ed è soprattutto per questo che ha punito Ennahda che faceva del lavoro il proprio cavallo di battaglia.

Ora, Hamma è considerato per la sua forte vicinanza al maggiore sindacato nazionale, l’UGTT, in parte responsabile di una situazione di conflitto. Dopo la rivolta infatti il sindacato ha rialzato la testa e ha spinto i lavoratori a ribellarsi, a scioperare con il risultato che molti hanno perso il lavoro, soprattutto perché le imprese straniere, di fronte alle difficoltà, hanno chiuso i battenti. Kalthoum Kennou, sostenuta fortemente da parte francese, è la prima donna a correre per questa investitura nella storia del Paese, magistrato, decisa a far rispettare i principi della democrazia e soprattutto è una forte sostenitrice della separazione tra politica e giustizia. 55 anni, originaria delle isole Kerkenna, madre di tre figlie, è stata una cyber-dissidente del vecchio regime, più volte minacciata.

E’ certa di non raggiungere grandi risultati in termini di voti ma sicuramente farà ancora parlare di lei. Outsider della politica, definito il Berlusconi tunisino – ce n’è già stato uno nelle elezioni del 2011 – Slim Riahi, altro candidato, uscito bene dalle Legislative, è a capo di una fortuna colossale. Il leader dell’Union Patriotique Libre, con i suoi 42 anni, resta uno dei candidati più controversi. In un recente dibattito ha dichiarato che rappresenta i giovani per l’età; il futuro perché è ricco – presidente della squadra di calcio Club africano, emblematico in Tunisia e titolare delle frequenze del canale televisivo Ettounsia; e il popolo perché è un uomo che si è fatto da solo.

In tutto sono 27 i candidati tra cui brilla in qualche modo l’assenza di Ennahda che sperava o pensava di vincere le elezioni politiche, vero traguardo, con Rached Ghannouchi che spinge per un governo di unità nazionale e non potrebbe fare altrimenti: la sua sola speranza è una coalizione che non lo emargini troppo. Infine, l’ex presidente, Mouncef Marzouki del Congrès pour la République, non uscito vincitore alla prova del potere, nondimeno mantiene una certa fiducia, Forse a torto.

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