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Attacco al cuore della Tunisia, ecco i primi perchè

Scritto da Ilaria Guidantoni on . Postato in Kosmos

Il terrorismo torna a colpire, questa volta nella democratica e moderna Tunisia: ecco l'analisi a caldo della scrittrice Ilaria Guidantoni, autrice tra gli altri di "Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" (Albeggi).  Attacco al cuore della Tunisia. La notizia, avuta quasi in tempo reale, mi lascia smarrita. Perché il museo del Bardo? E’ certo il museo più importante della Tunisia, la più importante collezione di mosaici romani al mondo fuori dell’Italia, il museo rinato proprio il giorno della festa della Repubblica nel 2013. 
 
Oggi lavora in collaborazione con il Louvre. D’accordo è un simbolo di apertura e cultura, tanto invisa ai terroristi ma non basta. Siamo nel cuore del Parlamento, ospitata nello stesso complesso un tempo residenza del Bey, quindi sembra un attentato simbolico al nuovo Stato laico. C’è qualcosa di più: era in corso una riunione delle forze armate per discutere di lotta al terrorismo. I primi colpi di arma da fuoco sono stati avvertiti dall’Assemblea riunita verso mezzogiorno e l’allarme è scattato quasi immediatamente.
 
Ancora non è evidente la matrice e forse i terroristi potrebbero essere schegge impazzite perché non sono apparsi addestrati come di consueto. Questa è l’unica cosa che dobbiamo augurarci: una prova di forza, spaventosa e cieca, senza un obiettivo chiaro come nel caso dell’attentato a Parigi. Ancora potrebbe essere una rivendicazione verso la presa di posizione forte in questo periodo dello Stato tunisino che recentemente ha sequestrato armi nel sud del paese. Troppo presto per tirare delle somme. In effetti non sembra un attacco “agli infedeli” questa volta ma “a caso”. Dal Bardo sono uscite correndo e fuggendo donne velate.
 
Sembra che la violenza cerchi piuttosto di smentire la capacità di rinascita di uno Stato verso le democrazia e l’impegno per il dialogo. E’ di ieri la dichiarazione del ministro del turismo sulla Tunisia come un paese sicuro. Il paese da mesi dichiara che il terrorismo non riesce a radicarsi sul territorio nazionale e che cominciano i primi segni di pentimento. Un colpo del genere in uno dei luoghi più frequentati dai turisti interessati alla cultura, alla vigilia delle vacanze pasquali, è un danno ferale all’economia del paese.
 
E’ importante sottolineare, una volta di più, che non è la Tunisia ad essere malata ma ha preso un virus che si sta infiltrando ovunque e dilagando. Il popolo e i politici, oggi uniti, trasversalmente, confermano che questo non è l’islam, non certo quello tunisino anche se in termini numerici purtroppo la maggior parte dei jihadisti, parola che indica ormai ovunque i terroristi combattenti – anche se è una traduzione sbagliata – soprattutto quelli partiti per la Siria provengono dalla Tunisia.
 
C’è sicuramente una riflessione da fare su una generazione di giovani – o meglio giovanissimi – allo sbando, senza lavoro e senza valori di riferimento che ha bisogno di un leader forte, del sogno di gloria, di autoesaltazione autodistruttiva. E’ l’origine da curare. Oggi si dimostra, una volta di più, la necessità di condurre la lotta al terrorismo su scala internazionale. Nessun paese è in grado di farcela da solo. 
 

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