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Cipro, la rapina in banca di Bruxelles mette paura anche all’Italia

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Kosmos

Dopo aver salvato Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia, l’Europa decide di dare una lezione agli ultimi della classe e propone che, per prestare dieci miliardi utili ad evitare il fallimento delle banche di Cipro (il cui pil è di sette miliardi), occorre tassare i conti correnti dell’isola. Infrangendo la prima regola della comunità stessa, ovvero la libera circolazione di capitali. Da due giorni i bancomat ciprioti non sputano più banconote, con il panico che, dall’isola, si sta diffondendo in tutti i paesi Piigs. E nonostante le rassicurazioni di Abi e Consob (il presidente Vegas dice che “non c’é nessuna preoccupazione di contagio: l’Italia non corre alcun pericolo, l’Italia è un Paese manifatturiero, Cipro è diventata un’economia soprattutto finanziaria”) il timore c’è ed è dato dalla modalità con cui si è arrivati a questo punto. Prima l’eurovertice che propone tre aliquote di prelievo, fino a 100mila euro, dai 100mila ai 500mila e oltre i 500mila. Poi il drammatico messaggio del neo eletto Presidente della Repubblica, il merkeliano Nikos Anastasiadis, che parla di un’emergenza ben più grave dell’invasione turca del ’74, ma che non spiega invece perché non ha battuto i pugni sul tavolo di Bruxelles per impedire l’assurda richiesta europea che, di fatto, è un colpo inferto da alcuni stati membri a quelli dell’area euromediterranea.
 
Poi l’annuncio del voto del parlamento di Nicosia, in prima battuta previsto per lunedì, ma poi spostato a martedì per via delle drammatiche conseguenze che ciò potrebbe provocare. Con teleconferenze fiume che si stanno svolgendo in queste ore tra i ministri ciprioti, funzionari della Bce e anche il governo di Mosca. Con un’indiscrezione che vorrebbe la russa Gazprom in prima fila per i futuri profitti legati ai giacimenti sottomarini che a Cipro abbondano nella ZEE, da utilizzare come moneta di scambio per i correntisti tassati, anche se dalla stessa Gazprom arriva una smentita ufficiale, nonostante fonti locali confermino gli avvenuti contatti.
 
Si tratta di un pericoloso precedente ma anche di un segnale che la Germania ha voluto dare in vista delle elezioni teutoniche del prossimo settembre. Si pensi che il pil dell’isola è di appena sette miliardi di euro, un’inezia per i numeri continentali, solo alla Grecia sono stati prestai 240 miliardi di euro. E se l’ammontare del prestito in questione è di dieci miliardi appena, a fronte di una richiesta di diciassette, si comprende bene come la situazione sull’isola sia già abbondantemente compromessa, anche in riferimento ai riverberi russi della questione. A Cipro vi sono numerosi correntisti che fanno riferimento a Mosca, di qui il disappunto di Vladimir Putin per il gesto europeo, una primizia in assoluto. Secondo Moody's la decisione per Cipro porta “turbolenze per l’intera Eurozona, per promuovere altri obiettivi politici”. Mentre per il Financial Times la virata europea su Cipro è un “tradimento”.
 
Ma il punto è un altro: se per aiutare chi è in difficoltà gli si tagliano entrambe le mani, allora in discussione è l’intero principio dello stare assieme. Per questo viene spontaneo riflettere sul fatto che la chiesa come l’Europa non funziona più, per questo occorre un cambio di passo. Papa Francesco l’ha fatto. Ma Bruxelles?
 
Fonte: Gli Altri del 18/3/13
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