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Vi racconto il (già prosciugato) fiume greco: To potami

Scritto da Dimitri Deliolanes on . Postato in Politikì

To Potami Chi è il giornalista che muove i fili del partito greco To Potami? Come potrà questa nuova formazione politica impedire il crollo dei socialisti del Pasok? MG ospita un intenso editoriale del giornalista Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della tv pubblica ERT e prestigiosa firma di testate italiane che traccia il profilo di Stavros Theodorakis, tra passate consulenze televisive e presente politico.

Sulla nuova formazione “politica” denominata “To Potami” (“Il Fiume”) e il suo fondatore e leader  carismatico Stavros Theodorakis ho un’opinione molto personale. Non è distante da quella della stragrande maggioranza dei greci ma si basa su valutazioni ed esperienze che ho avuto nel passato.
Ho avuto infatti la possibilità di conoscere, seppure indirettamente,  Theodorakis nel 2000, all’inizio della sua carriera televisiva. Carriera iniziata nell’emittente pubblica ERT. Ovviamente: tutti gli esperimenti di dubbia efficacia venivano scaricate sulle spalle della TV pubblica. Quando si dimostravano di essere sufficientemente trash da ottenere buona audience, allora e solo allora trasmigravano ai canali privati, dove giravano (e continuano a girare) i soldi veri.
 
La trasmissione di Theodorakis si chiamava “Protagonisti” ed era l’ennesimo talk show di cui si nutrono tutte le emittenti greche: invitare politici o celebrities per chiacchierare in diretta senza spendere. I “Protagonisti” comunque non fecero scalpore per il loro contenuto, rimasto nella media e forse anche leggermente sotto. Fecero invece tantissimo rumore per il loro costo, circa un milione di dracme a puntata. Una cifra enorme per gli standard televisivi greci, per lo più offerta generosamente a un giornalista poco noto, alle prime armi con le telecamere, che si produceva da sé per poi vendere il prezioso contenuto all’emittente pubblica.
Sul perchè di questo mega contratto giravano voci insistenti, che erano arrivate perfino alle orecchie del corrispondente a Roma dell’ERT: Theodorakis –si diceva- era uno dei tanti amici di George Papandreou, all’epoca socievolissimo ministro degli Esteri, oppure lontano parente della moglie dell’allora premier Kostas Simitis. Comunque sia, l’immagine era di un personaggio strettamente collegato con la nomenklatura del PASOK, in particolare con la sua componente liberista che proprio in quel periodo truccava i conti per far entrare la Grecia nell’eurozona.
Personalmente  mi posso vantare di non aver visto neanche una puntata dei “Protagonisti” per più di dieci minuti. Della trasmissione mi ricordo solo due cose:  la prima era che Theodorakis iniziava ogni puntata dicendo “kalispera, kalispera” con l’aria di chi annuncia l’editto di Mediolano. E la seconda era che puntualmente ogni settimana la sua redazione mi telefonava per infomarsi su quello che succedeva in Italia. Gratis. Alla ventesima telefonata ho pregato l’incolpevole redattrice di cancellare il mio numero dal suo taccuino. Più tardi ho saputo che Theodorakis si era lamentato con l’ufficio stampa di Papandreou.  
 
Ecco quindi il personaggio Stavros Theodorakis: un furbo senza remore, scatenato in un’intensa e sistematica attività di pubbliche relazioni e dedito a un attività di promozione pubblicitaria di ricchi e potenti, attento a non scontentare nessuno, non fare mai domande indiscrete, non approfondire argomenti molesti. La ricetta non l’ha inventata lui, il modo è pieno di giornalisti (o presunti tali) furbi. Ma lui ha avuto il merito di apprendere in fretta: nato in uno sperduto villaggio cretese, si è trasferito giovane nella periferia ateniese ed è entrato nel giornalismo radiofonico nel 1984 collaborando prima con la radio del Partito Comunista e poi con chi offriva maggiori possibilità di carriera.
 
Dopo il 2003 l’intraprendente giornalista si è sentito abbastanza forte (e ricco) da abbandonare la pubblica ERT per  approdare ai canali televisivi privati, sempre con lo stesso format, ma modificato in peggio per accontentare le esigenze dei nuovi editori. Nella nuova veste il suo ruolo, in sostanza, si riduceva a quello di un presentatore televisivo, un Pippo Baudo dei poveri, specializzato in storie dal sicuro impatto emotivo e relativa audience: bambini maltrattati, rom vittime di razzismo, omosessuali oppressi, immigrati sperduti, invalidi senza assistenza. Tutti felici di essere ripresi accanto alla sua faccia da cinquantenne narciso, sempre seguito dal suo zainetto, pieno zeppo di soldi e di ambizioni. E zoom sulla lacrima della madre.
 
E’ questo il leader di “To Potami” (“Il Fiume”), del nuovo “partito” che rivendica il voto dei greci per un seggio a Strasburgo. Una formazione senza opinione, che “prende il meglio del liberalismo e del socialismo” (e che si colloca nella “sinistra responsabile”) , un po’ contro l’austerità ma anche un po’ a favore, sicuramente europeista ma anche “patriottica”. Theodorakis è volato anche a Bruxelles e si è incontrato con i candidati presidenti della Commissione del PPE e del PSE. Ma tornato in Grecia ha continuato a non sapere a quale gruppo avrebbero aderito i suoi eurodeputati. Questo non ha scoraggiato i media greci dal continuare a privilegiarlo, come hanno fatto  fin dal primo momento, con continue interviste sul nulla, reportage senza oggetto e prese di posizione evanescenti, in particolare da parte di Mega TV, la emittente dove Theodorakis appariva fino a un mese fa. Da lì nascono anche quei sondaggi che addirittura gli attribuiscono un inverosimile 10%.
 
Malgrado l’assenza di qualsiasi politica, To Potami è riuscito anche ad avere turbolenze interne. Lo scrittore ex pubblicitario Nikos Dimou, che vi aveva aderito entusiasta, ha sbattuto la porta a Pasqua: aveva contestato alcune usanze pasquali degli ortodossi scatenando l’ira del leader: il periodo elettorale non si presta agli esperimenti cosmopoliti cari all’autore dell’ “Infelicità di essere greci”.  
La stampa greca  chiama Theodorakis il “Beppe Grillo sotto il Partenone”, ma è un complimento che non si merita. Basta conoscere anche superficialmente le cose elleniche per capire che l’ex giornalista non ha né la carica eversiva né l’impetto di denuncia del comico genovese. Molto più banalmente, To Potami è una creatura artificiale, una soluzione di emergenza, un ultimo tentativo per salvare il salvabile del fronte pro austerità.
 
To Potami  ha fatto la sua apparizione, con sospetto tempismo, una volta naufragato un precedente tentativo di rendere più presentabile l’area di centrosinistra attraverso  il cosiddetto movimento dei 58. La sua storia comincia agli inizi dell’anno, quando 58 personalità per lo più provenienti dal mondo accademico, hanno firmato un appello per il rinnovamento dell’area di centrosinistra, intesa come pilastro “di sinistra” della più vasta area di governo. I 58 hanno preso atto della profonda crisi del partito socialista PASOK e della ferma intenzione dell’altro partito dell’area, della Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis, di rimanere all’opposizione.
 
E hanno proposto una nuova forma di aggregazione, capace di frenare la fuga degli elettori verso SYRIZA di Alexis Tsipras. Anche il tentativo dei 58 ha avuto un’enorme esposizione mediatica, che però non è riuscita a far superare gli ostacoli. Il maggiore, quello che ha avuto un impatto fatale per il movimento, è stata l’apparizione tra i suoi componenti dell’ex premier Kostas Simitis, assolutamente  inviso a gran parte degli elettori del centrosinistra. Simitis si è dimostrato una carta bruciata, così come lo è Papandreou e Venizelos, l’attuale presidente del PASOK. Rimane solo il piacione con lo zainetto, l’ultima carta da giocare per una classe politica che sta affogando nella sua incapacità e disonestà.
 
 Il fatto che questa soluzione disperata sia emersa nell’ambito dell’intrattenimento televisivo non è un caso. La perversa situazione dei canali privati non è un mistero per nessuno in Grecia. I possessori delle Tv private capita che siano anche i maggiori imprenditori del paese, del tutto casualmente fortemente impegnati in appalti e forniture per lo stato. Il tutto senza pagare un centesimo per le frequenze pubbliche, con una situazione fiscale assolutamente opaca, con debiti enormi verso gli istituti di previdenza e ancora più grandi verso le banche. 
 
E’ questa la classe imprenditoriale  greca che ha venduto- a carissimo prezzo- consenso ai due partiti responsabili della crisi, Nuova Democrazia e PASOK e che vuole continuare a saccheggiare le casse dello stato. Theodorakis ha scelto da sempre di essere dalla loro parte.
 
*Già corrispondente in Italia della tv pubblica ERT
 
   
 
  
 
 
 

 

 

 

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