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Grecia. De Palo: “Se vincesse Tsipras… Serve una scossa per l’Europa dei burocrati e dei populisti”

Scritto da Redazione on . Postato in Politikì

Pubblichiamo l'intervista del direttore di Mondo Greco, Francesco De Palo, al magazine Intelligonews sulle elezioni greche, di Marco Guerra.
 
Dopo la terza fumata nera per l’elezione del capo dello Stato, la Grecia torna a chiamare gli elettori alle urne per la formazione di un nuovo governo.  Seggi aperti dunque il 25 gennaio, ma intanto lo spettro della crisi politica greca torna a far tremare un’Europa che si aspettava di fare i conti con i primi segnali della ripresa economica. Intelligonews ne ha parlato con Francesco De Palo, direttore del magazine Mondo Greco e autore del libro Greco eroe d’Europa.
La Grecia al voto il 25 gennaio, cosa dobbiamo aspettarci dalle urne?
 
«Stando ai sondaggi Syriza ha quattro punti vantaggio sul partito del premier Samaras, Nuova democrazia. Il punto è vedere come vincerà queste elezioni: se supera la soglia del 35 %, avrà una maggioranza solida per governare da sola, altrimenti dovrà fare un governo di coalizione con i Social-democratici per raggiungere i 151 seggi in parlamento».
 
Cosa succederà se Syriza  vincerà le elezioni e Alexis Tsipras diventerà presidente del consiglio?
 
«Tsipras ha un programma molto ambizioso: vuole ripristinare le tredicesime per le pensioni sotto i 700 euro, riportare ai livelli pre-crisi gli stipendi che hanno subito un taglio del 30 percento e assicurare il servizio sanitario gratuito per le fasce meno abbienti. Questo per fronteggiare la povertà che ormai colpisce un greco su quattro, soprattutto i piccoli imprenditori che sono costretti a pagare tutte le tasse prima di dichiarare fallimento. Contemporaneamente vuole anche ridiscutere il memorandum imposto dalla Troika per ottenere l’abbattimento del 60% del debito greco. Tsipras sta già preparando questo percorso: nelle scorse settimane ha incontrato il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, il governatore della Bce, Mario Draghi e Papa Francesco, con  il quale ha avuto colloquio di ben 32 minuti, un tempo insolito per un’udienza del Papa. Mentre tutti parlano del debito che ha raggiunto i 260 miliardi di euro,  Tsipras mette al centro dei suo messaggio l’antropos rifacendosi alle parole Pontefice».
 
Intanto che Natale è stato in Grecia?
 
«Le spese per le festività natalizie sono passate da 12 a 5 miliardi nel giro di pochi anni. La gente non mette mano al portafoglio. I locali sono vuoti e si vedono tante macchine parcheggiate senza targa. La benzina prima del calo del petrolio aveva raggiunto i 2 euro a litro. Le tasse sulle case e i terreni agricoli deprimo i consumi e la troika ora dice di raddoppiare le imposte sulle strutture turistiche, se ciò avvenisse si colpirebbe l’unico settore che ancora crea reddito il Grecia».
 
Quali conseguenze possono avere sui delicati equilibri europei le richieste di Tsipras? Alimenteranno le recriminazioni di altri paesi debitori?
 
«La vittoria di Tsipras può essere una scossa per questa Europa a condizione che ci si scrolli di dosso slogan populistici e che entri nel merito delle proposte e dei problemi evidenziati dal leader ellenico. Lui è stato uno dei pochi ha chiedere il rientro dei 25 miliardi di euro portati in Svizzera da noti personaggi pubblici greci. Per non parlare poi del fatto la costruzione dei termovalorizzatori è stata assegnata solo ad aziende tedesche, mentre nessuna azienda ellenica  è riuscita a partecipare alla realizzazione del grande gasdotto Tap che passa proprio in territorio greco. E poi ancora, il lungo mare di Atene venduto agli emiri arabi e i giochi sporchi della Turchia sulle risorse naturali greche. Chi ha denunciato queste cose è stato tacciato di populismo, ma se si uniscono tutti questi punti si vende chiaramente la volontà di svendere questo Paese».
 
Vuoi dire che la Grecia è al centro di interessi geo-politici più grandi?
 
«La Grecia sconta almeno trent’anni di errori, come quando nel 1981 il governo socialità di Papandreou assegnò la  pensione agli agricoltori che avevano compiuto quarant’anni. Tuttavia va anche detto che questo Paese per la sua posizione è tornata ad essere la frontiera e il punto di scontro tra gli interessi dell’ovest e dell’est, come ai tempi della cortina di ferro: tutti i principali gas-dotti e oleodotti passano o passeranno per la Grecia. Lo scontro tra Washington e Mosca non inizia sulla Crimea ma per il South Stream. Quindi c’è un interesse affinché i governi ellenici siano piegati agli ordini delle agenzie internazionali e, visto l’alto tasso di corruzione, gli esecutivi di Atene erano sicuramente tra i più aggredibili d’Europa».
 
Quali sono i rischi per l’Italia e per gli altri paesi con un debito fuori controllo, potrebbe esserci un contagio?
 
“La Grecia è un unicum, non vedo grossi rischi di contagio perché l’Italia è troppo grande per essere lasciata fallire. Io caso mai vedo delle opportunità. La vittoria di Tsipras può suonare la sveglia in un Paese come il nostro dove si parla solamente di riforme che non porteranno un solo posto di lavoro. Le priorità sembrano diventate il monocameralismo, la riforma elettorale e l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Io al netto degli slogan sensazionalistici credo che per vedere dove andrà l’Europa bisognerà aspettare il risultato delle elezioni in Grecia. Mi auguro che dalle urne possa uscire una lezione per l’Italia, per l’Europa, per i garanti dell’austerità e anche per i populisti».

 

 

 

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