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Norman Atlantic, i primi soccorsi del console greco Stelio Campanale

Scritto da Enrico Filotico on . Postato in Politikì

Il racconto dei primi soccorsi ai naufraghi greci della Norman Atlantic, il traghetto andato a fuoco a largo di Corfù lo scorso 28 dicembre, da parte del primo console giunto nell'ospedale di Galatina: Stelio Campanale, Console di Grecia a Bari.
 
28 Dicembre, ore 4 del mattino. A pochi chilometri dalle coste di Corfù a bordo della Norman Atlantic, traghetto di bandiera italiana, si scatena l’inferno: dalla stiva è divampato un incendio che rischia di costare la vita ai circa 488 passeggeri in viaggio verso l’Italia. Ore concitate per tutti, quella messa in atto per il recupero dei naufraghi è stata considerata da molti la più grande operazione di salvataggio condotta da Marina militare, Guardia costiera e Aereonautica. Il Norman Atlantic ora è nel porto di Brindisi e le fiamme dopo decine di giorni sono state domate ma a non vedere più terra sono state 11 persone, di cu 3 italiani ed una bambina di 15 anni albanese. Per Mondogreco il racconto di Stelio Campanale, console onorario greco a Bari.
 
Quale la prima cosa a cui ha pensato?
Quando ho saputo della nave la reazione è stata quello di un qualunque cittadino. Chiunque ha sperato che andasse tutto bene e credo che se il mare fosse stato clemente non ci sarebbe stato nessun morto da piangere, i naufraghi oggi sarebbero tutti salvi fatta eccezione per i pochi presenti nella stiva che sono deceduti a causa dell’incendio. I soccorsi sono arrivati in tempi brevi, sarebbe stato facile effettuare il trasbordo dei passeggeri. Il mare ha impedito tutto, molta gente si è lanciata in acqua ed è morta annegata. Parleremmo di un’altra storia oggi. 
 
Si era mai trovato prima a dover affrontare situazioni simili?
Sì, nel 2009 quando arrivarono dei fuorisede greci che abitavano all’Aquila. Risiedevano in una delle case che crollò a causa del terremoto. La sera dopo la catastrofe ricevetti una telefonata “siamo scappati da l’Aquila, aiutateci”, erano 8 persone di cui 3 ancora in ciabatte e tuta perché non erano riusciti a vestirsi prima di scappare. Riuscimmo a fornire loro vestiti, cibo e alloggio.   
 
Sappiamo che è stato in continuo collegamento con la Grecia. Quali imput le arrivavano dall’altra parte dell'Adriatico?
Il mio referente in Grecia era un ambasciatore. Mi hanno chiesto subito di parlare con uno dei naufraghi, dal momento che solo io ero presente all’Aeroporto militare di Galatina dove arrivato un elicottero con a bordo i primissimi sopravvissuti era appena atterrato. Domenica 28 è stato certamente uno dei giorni più concitati, fortunatamente sono riuscito a far parlare una signora che era appena tratta in salvo. 
 
Nelle ore più concitate ha fatto la spola tra gli ospedali di Lecce, Brindisi e Bari. Le altre istituzioni italiane ed elleniche hanno collaborato?
Non posso certamente lamentarmi in merito all’aiuto profuso dalle istituzioni. Nella giornata di domenica sono stato solo, ma è stato esclusivamente per motivi logicistici, già nella notte sono arrivati l’ambasciatore e il console generale da Roma. Nei giorni successivi l’aiuto è arrivato anche dall’ex console di Brindisi che ci ha dato una grande mano.  Sono stato in collegamento telefonico con i consoli di altri paesi che mi chiedevano informazioni sui loro connazionali, tutti in quel momento hanno fatto del loro meglio. Le circostanze non erano facili per nessuno. La vicenda è stata complicata per la furia degli elementi, mare e vento hanno reso tutto difficilissimo. 
 
Dei clandestini potrebbero essere stati a bordo della nave. Ipotesi verosimile?
Dalle verifiche fatte dalle autorità è probabile che ci fossero dei clandestini a bordo. Io non mi sono occupato di questo, bisognerebbe chiedere a chi sta curando le indagini. Il mio compito in quel momento era di essere vicino ai naufraghi.
 
Il diritto internazionale che ruolo ha giocato nella vicenda? Perché ad esempio la nave non è stata rimorchiata in Albania? E'vero che c'era un terzo rimorchiatore inviato dalla Anek Lines per impedire l'arrivo a Brindisi?
In merito al rimorchiatore Anek Lines non ne so nulla, è una notizia mai sentita. La scelta del porto d’arrivo invece sembrerebbe essere stata fatta in maniera collegiale dalle autorità italiane e greche, questo è quanto riferitomi dalla procura di Bari. E’ probabile che alla base della scelta ci sia stata la vasta disponibilità di mezzi di soccorso a disposizione della marina italiana in quel luogo e in quel momento. Ritengo che la scelta sia stata a prescindere dalla bandiera che batteva sulla nave, è intervenuta la flotta in quel momento più efficiente.  
 
Nonostante la nave fosse nuova, lo scorso dicembre non aveva superato il controllo a Patrasso: le sei deficiences potrebbero aver influito sui soccorsi?
Quello della porta tagliafuoco è stato un problema, è vero. Queste navi hanno degli impianti in grado di far fronte e circoscrivere l’incendio, la loro funzione è quella di impedire che il fondo si propaghi. Quando il fuoco si diffonde su un’imbarcazione del genere diventa incontrollabile, il motivo per cui questo sia accaduto lo chiariranno i tecnici. 
 
Un camionista greco dalle colonne de Il Giornale ha detto che nessuno dell'equipaggio gli ha detto cosa fare e lui si è intrufolato fortunosamente in una scialuppa di salvataggio. Il mancato coordinamento a bordo a chi è imputabile? 
Il comandante e i suoi ufficiali sono responsabili del coordinamento degli uomini, sarebbe dovuto essere quindi Argilio Giacomazzi a dover rendere conto di quanto accaduto. Alcune specifiche sono però doverose. Il comandante non è il datore di lavoro, è la compagnia a dover garantire la qualità degli uomini che mette al servizio del comandante. Gli inglesi dicevano “right or wrong it's messier captain” e quindi giusto o sbagliato se sei il capitano dovresti essere essere il responsabile e coordinatore dell’equipaggio. Certo, rispetto ad altri, quest’uomo si è comportato come un vero  comandante a differenza di chi si è fatto chiamare comandante solo per grado, ma di questo ruolo non aveva le qualifiche. 
 
Come è cambiato, anche alla luce di questo episodio, il ruolo e lo sforzo dei consoli onorari?
In termini di funzioni la figura del console onorario e del console di carriera sono pressoché uguali, completamente sovrapponibili. Le prerogative sono diverse ma le funzioni sono identiche, il console di carriera è a tutti gli effetti un organo in uno stato estero ed è anche dipendente in uno stato estero. Probabilmente vi sono riconosciute prerogative tipiche di chi è dipendente di uno stato straniero e lavora in uno stato estero, quanto però al lavoro che svolge è assolutamente uguale a quello del console onorario.  

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