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Tsipras dice no alla bozza dei creditori: De Palo a Radio Vaticana

Scritto da Redazione on . Postato in Politikì

Ancora troppa distanza tra la proposta dei creditori internazionali e la Grecia sul risanamento del debito. Il premier Alexis Tsipras rifiuta la bozza Juncker, ma si dice ottimista sul raggiungimento, a breve, di un accordo, annunciando una riforma definitiva del mercato del lavoro. Degli scenari che ora possono aprirsi, Roberta Barbi (clicca qui) ha parlato con il direttore della rivista on-line “Mondo greco”, Francesco De Palo su Radio Vaticana

Di seguito pubblichiamo il testo dell'intervista andata in onda oggi su Radio Vaticana.

R. – A questo punto gli scenari sono due: Tsipras accetta per intero la richiesta avanzata dal “Bruxelles group” per impedire il default di Atene, e quindi ancora austerità e Iva che azzoppa l’unico settore che funziona, ovvero quello del turismo; altri tagli a welfare e pensioni; in sostanza, un terzo memorandum che però non risolve il problema perché il debito resta intatto. Oppure, Tsipras propone una terza via: non conduce in porto la trattativa, interrompe il pagamento così come ha fatto l’altro giorno al Fondo monetario internazionale riguardo alla prima tranche; ma si interrompono anche i finanziamenti da parte di Bruxelles, il default si avvicina e si immagina una seconda moneta, almeno per uso interno, che sarà sì svalutata del 50 per cento ma che forse, in prospettiva, potrebbe portare investitori stranieri che decidessero di investire in Grecia.

D. – I nodi ancora da sciogliere sono il cosiddetto “surplus primario”, che significherebbe ancora forti sacrifici in termini di austerity, il paventato aumento dell’Iva in alcuni settori e nuovi tagli alle pensioni: tutti argomenti forti nelle promesse elettorali di Syriza …

R. – Assolutamente! Tsipras ha basato e ha vinto la campagna elettorale dicendo che le pensioni non si toccano, di voler portare il salario minimo a livelli di dignità e sopravvivenza, di utilizzare la sanità non come un mercimonio ma come un servizio che è garantito dalla Costituzione: ricordiamo che oggi i nuovi poveri greci sono il ceto medio e che c’è una situazione drammatica dal punto di vista sanitario, che è sanata in parte anche grazie all’intervento italiano della Croce Rossa e di associazioni non governative. Quindi se Tsipras accettasse per intero quel memorandum, darebbe uno schiaffo morale non solo ai suoi elettori, ma anche a quegli altri elettori di centro e di destra che hanno scelto di votarlo a gennaio scorso.

D. – Nonostante il rinvio a fine mese del pagamento al Fondo monetario internazionale, Tsipras si dice ancora ottimista in merito al raggiungimento di un accordo. Intanto, però, le posizioni del premier fanno crollare i mercati: Atene ieri ha chiuso a meno 5 per cento …

R. – Tsipras ha una linea retta. Il problema è dato dal fatto che i mercati forse ignorano che la Grecia è già fallita, perché non ha più denari in cassa. Quindi i mercati ne debbono solo prendere atto. Su questo, un’ancora di salvezza è data dal meccanismo di salvaguardia delle banche, portato in essere da due anni a questa parte dall’Unione Europea: quindi un eventuale fallimento di Atene non avrebbe l’effetto contagio e dunque anche per l’Italia non ci sarebbe un rischio. Il problema, oggi, è che il tavolo non è su Atene: la battaglia su Atene si combatte a Washington e a Mosca. Perché? Perché è il gas il vero protagonista della crisi greca, con Tsipras pronto a chiudere un accordo con la Russia per la presenza del “Turkish Stream”, mossa che è sgradita a Washington. Quindi, il problema è legato all’energia, oggi più che mai, piuttosto che al debito.

D. – Secondo un sondaggio di “Alco”, il 74 per cento dei greci è favorevole a rimanere nell’Eurozona e il 47 per cento ritiene che il governo non stia agendo correttamente: qual è l’umore della popolazione?

R. – Rispetto alle elezioni di gennaio, l’umore della popolazione sta cambiando, perché i greci si sono resi conto che i sacrifici portati in essere dal 2012 a oggi non hanno portato dei risultati; le sforbiciate alle pensioni, agli stipendi, alle indennità, i tagli verticali alla sanità che impediscono a circa 150 ambulanze in Grecia di essere operative sono i sacrifici che non hanno portato a oggettivi miglioramenti. Perché il debito è peggiorato, le casse dello Stato sono vuote, tutti promettono di licenziare gli statali ma né la Troika l’ha fatto né i governi precedenti l’hanno fatto: è chiaro che ci vorrebbe una terza via che armonizzasse le esigenze dei cittadini greci e quindi la sovranità nazionale con l’esigenza di restare – se si vuole – nella famiglia europea. La sintesi di questa storia si ritrova nella metafora della dieta: se un paziente in sovrappeso decide di adottare un piano di austerità, per un certo periodo di tempo avrà dei benefici e quindi dimagrirà; in seguito, tornerà ad un’alimentazione normale. Se la dieta dovesse diventare un metro, così come l’austerità sta facendo in Grecia e nel resto d’Europa, quel cittadino non dimagrirebbe: semplicemente morirebbe per denutrizione!

 

 

 

 

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