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L'intervento: cara Europa, sulla Grecia hai commesso troppi errori

Scritto da Basilio Milatos on . Postato in Politikì

Ok, faranno pure tenerezza. Politologi, economisti, editorialisti li avranno pure tacciati, nel migliore dei casi, di “ingenuità”. E avranno più e più volte celebrato i funerali della loro - e nostra - Grecia. A me sembra invece che Alexis Tsipras e Yoannis Varoufakis, con o senza camicia sopra i pantaloni (per cui fu tanto criticato dagli esegeti del formalismo esteriore), un grande merito lo abbiano: hanno, quanto meno, sollevato molte coscienze in Europa. E forse messo in dubbio, nei radicati convincimenti di tanti, il concetto di sacralità e intoccabilità quasi mistica della Unione Europea nella sua attuale configurazione. 
Si sono saldate, in questa direzione, due questioni fondamentali, che rischiano di compromettere l’attuale quadro: da una parte, la questione del debito greco; dall’altra, la gestione dell’emergenza emigrazione. Stiamo assistendo a troppe assurdità, da parte della ristretta oligarchia che comanda, a forte connotazione tedesco-anglo-francese.
 
Decisioni di rigidità a volte disumana verso un popolo, quello greco, allo stremo delle forze; oppure, quando fa comodo, NON decisioni, come nel caso dei migranti. In cui la c.d. Europa prende tempo, si gira dall’altro lato, fa finta di non capire. E intanto migliaia di disperati sbarcano sulle coste italiane, rischiano di morire e spesso muoiono, mentre altrove li respingono.
 
Ebbene, per quanto mi riguarda, è arrivato il momento di dirlo forte e chiaro, di urlarlo, se necessario: io sto con Tsipras e col popolo Greco. E no, non è solo perchè ho sangue greco nelle vene. E' perchè, obiettivamente, un'Unione Europea così, per dirla senza trascendere, fa venire il voltastomaco. I debiti vanno pagati, è giusto e sacrosanto, ma affamare un popolo NO: non si può accettare.
 
Ai Greci hanno tagliato mensilità intere di retribuzioni, quando non direttamente il posto di lavoro, hanno tagliato le pensioni, la sanità pubblica, eliminato le esenzioni persino sui farmaci salvavita, ridotto al minimo gli ammortizzatori sociali: come si spera di rendere un Paese economicamente in grado di sorreggersi sulle sue gambe, in questo modo? Sembra tanto il gioco del creditore che spinge al suicidio il debitore, ma se il debitore si suicida o si ribella il creditore si può scordare di recuperare il suo credito.
 
E poi le vergognose scene dei respingimenti dei disperati, lo scaricabarile sull'Italia dell'emergenza umanitaria che deriva dai continui sbarchi: è tollerabile tutto questo?
Sono sempre stato Europeista, ma se è questo che vuole o sa essere l'Europa, allora io lancio una provocazione: che Italia, Grecia e Spagna facciano fronte comune ed escano. Perché no, anche il Portogallo. Sono pienamente consapevole della gravità di questa ipotesi, ma confermo: che escano, che rompano l'Unione Europea.
 
Se il suo mantenimento comporta affamare i popoli e fregarsene allegramente di questioni gravi che andrebbero affrontate in modo equo e condiviso, allora che i Paesi del Mediterraneo escano e lascino a tedeschi e francesi la "loro" Europa.  
L’uscita, o il default, di un singolo Paese, sarebbe un fatto gravissimo e molto nocivo per il resto d’Europa: ma se più Paesi insieme, concertano una comune strategia e finiscono col tirarsi fuori da questa Unione che di Unità ha ben poco, allora nulla potrà essere più come prima. E forse, finalmente, si potrà tornare a ragionare di politica e società, di economia e cultura, di popoli e di storia, mettendo al centro l’antropos, l’uomo, e non gli interessi finanziari di pochi.
 
 
 

 

 

 

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