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Elezioni greche e Tsipras II: gli errori e le analogie da evitare

Scritto da Dimitris Deliolanes on . Postato in Politikì

Grande errore proiettare la politica italiana sulla Grecia e cercare improbabili analogie di Renzi e Grillo sotto il Partenone. Già il risultato delle elezioni del 20 settembre sono di per sè una clamorosa smentita di ogni tipo di parallelismo. Come è noto, in Grecia si è votato, per volontà del leader di Syriza Alexis Tsipras, ben tre volte in un anno. In Italia, se la memoria non mi inganna, l’attuale Parlamento è stato eletto nel lontano febbraio del 2013. Quale migliore prova del fatto che le due situazioni politiche non sono sovrapponibili nè nel merito e nemmeno nel metodo.
Mi si potrebbe obiettare che le analogie erano inevitabili dal momento che l’anno scorso, in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo, una serie di forze della sinistra italiana ha voluto ergere come suo leader simbolico il presidente di Syriza, coinvolgendolo così, anche se indirettamente, nella lotta politica italiana. Questo è vero, ma il tentativo di unificare la sinistra sotto la Lista Tsipras è la dimostrazione del fatto che le situazioni politiche dei due paesi sono del tutto differenti. 
 
promotori della Lista Tsipras hanno dovuto ricorrere a un “papa straniero” proprio a causa delle difficoltà incontrate nel trovare un papa locale che rispondesse alla questione tuttora centrale per tutte le forze europeiste della sinistra. Come fare cioè per portare avanti una  lotta per cambiare la disastrosa  politica economica seguita dall’Unione Europea. Era la disastrosa situazione a cui avevano ridotto la Grecia le ricette della troika che ha accelerato proprio in quel paese, e non in Italia, l’emergere di una forza politica europeista ma anti-austerità. E’ stata questa l’ispirazione ideale e simbolica che ha permesso la “presenza” di Tsipras in Italia, differenziandosi dall’offerta politica a disposizione nel Bel Paese.
 
Ed è esattamente quella stessa ispirazione che probabilmente alimenta anche quell'ondata di disinformazione che ha contraddistinto l’atteggiamento di gran parte dei media italiani verso il nuovo governo greco. In altre parole, quando non c’è la forzatura italocentrica, subentra la campagna di stampa allo scopo di prevenire la diffusione di qualsiasi eresia di ispirazione greca.
Ma i fatti sono ostinati. Le forze liberiste che controllano Bruxelles e soprattutto Berlino hanno fatto di tutto per togliere di mezzo lo scomodo governo greco. Lo scenario in Grecia è stato chiamato “parentesi di sinistra” e ha avuto il suo culmine nelle dure trattative che si sono svolte prima all’eurogruppo e subito dopo in un interminabile Consiglio Europeo agli inizi di luglio. Per la prima volta si prospettava l’espulsione di un paese dall’eurozona se non avesse accettato di applicare le indicazioni provenienti dalla troika (Commissione Europea, BC, FMI). 
 
Il seguito è noto. Tsipras ha interpretato correttamente l’esito del referendum, attribuendo quel forte 62% ai no come un rifiuto della politica dell’austerità e non come un indicazione a rompere con l’eurozona. E, dopo un duro braccio di ferro, il premier greco ha accettato il terzo memorandum, ottenendo in cambio un nuovo prestito di 86 miliardi e l’impegno dei creditori a procedere alla ristrutturazione di un debito che si sta pericolosamente avvicinando a un insnostenibile 200% del PIL. 
E’ su questo che si è votato domenica 20 settembre. Il gruppo parlamentare di Syriza  si è spaccato, con 32 deputati che si sono rifiutati di approvare le nuove misure di austerità, privando il governo della maggioranza. Tsipras avrebbe dovuto proseguire basandosi sul sostegno determinante dei voti dell’opposizione. Ha scelto invece di cambiare gruppo parlamentare, estromettendo i dissidenti.
 
L’operazione è riuscita perfettamente e Tsipras è uscito vincitore dalle elezioni con un distacco di 7,5 punti dal secondo partito, Nuova Democrazia, centrodestra. I dissidenti non sono riusciti a superare la soglia del 3% ed entrare in Parlamento. Syriza, come era già successo a gennaio, non dispone della maggioranza assoluta (151 su 300 seggi) e si dovrà alleare di nuovo con il piccolo partito di centrodestra ma anti-austerità dei Greci Indipendenti
 
Questa formazione è stata, a sua volta, oggetto di attacchi calunniosi, con il più recente proveniente da un arrogante Martin Schulz che li ha definiti di “estrema destra”. Ovviamente, il presidente tedesco del Parlamento Europeo non è incorso in un infortunio dovuto a scarsa informazione. Egli più volte si era permesso di dare pubblicamente indicazioni sulla composizione del governo greco, chiedendo l’inclusione del vecchio partito socialista Pasok ma soprattutto di To Potami (“Il Fiume”) una formazione finanziata da un grande appaltatore e guidata da un improbabile presentatore Tv. Ma queste due formazione preferite da Schulz hanno il difetto di essere esplicitamente in favore dell’austerità, mentre i Greci Indipendenti non lo sono. Un particolare questo che spiega l’ottima collaborazione con Syriza non solo nel governo ma già da prima, fin dal Parlamento eletto nel 2012.
 
Tsipras ha vinto in maniera trionfale le elezioni ma deve in tempi brevissimi procedere nell’applicazione delle misure di austerità concordate a luglio. Aumentare l’Iva al 23%, tagliare alcune voci nelle pensioni minime, privatizzare. Il premier greco ritiene di poter procedere interpretando queste disposizioni in maniera diversa. Il suo primo obiettivo è contenere i tagli sostituendoli con maggiori entrate fiscali. Già prima delle elezioni aveva iniziato a colpire alcuni santuari dell’evasione fiscale, come per esempio le emittenti private Tv, tutte in mano ai maggiori gruppi imprenditoriali. Inoltre ha dato luce verde alle indagini sulla famosa lista Falciani, che i precedenti governi avevano tenuto nel cassetto per ben cinque anni. Dai più di mille cittadini e imprese che avevano conti in Svizzera, il fisco greco ritiene che, al momento può rivendicare iil versamento di più di un miliardo in multe e tasse arretrare e ha già incassato più di 400 milioni. Cose mai viste in Grecia.
 
Un altro punto in favore del governo (ecco la lista completa dei ministri) è che il nuovo accordo prevede l’uso di circa 35 miliardi per il sostegno all’economia reale, mentre già a ottobre inizierà il negoziato per la ristrutturazione del debito greco. Tsipras sa anche che buona parte del terzo Memorandum da lui sottoscritto è nei fatti inapplicabile. Fa presto il responsabile del FMI per l’Europa ed ex capo della troika ad Atene Paul Thomsen a dire che “trecento euro al mese è uno stipendio più che sufficiente per un paese balcanico come la Grecia”. Cercare di imporre stipendi asiatici in un paese dell’eurozona significa alimentare in eterno la recessione. Non sono pochi quindi gli economisti europei che ritengono molto probabile un nuovo negoziato con l’Europa già a metà del prossimo anno. Con un’Europa in gravissima crisi economica e politica e con l’egemonia tedesca apertamente contestata.
 
Ma il senso che gli elettori hanno voluto dare al loro voto verso Tsipras è più politico che economico. Non c’è greco che non attribuisca le cause della crisi nel vecchio sistema politico, basato sull’alternanza al governo tra Nuova Democrazia e il Pasok. Syriza è una forza nuova, emersa dal margine del sistema politico, quindi con un’immagine di pulizia di rinnovamento. Se le cause della crisi sono politiche, allora anche la risposta alla crisi non può che essere politica.
   
                      

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