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Fenomenologia di Alba dorata. Immigrati, ospiti o nemici?

Scritto da Angelo Ardovino * on . Postato in Politikì

Provate a passare un pomeriggio a Patrasso, quando caricano i traghetti che in serata partiranno per l’Italia. Marinai che controllano i camion, guardano sotto i pianali, cercano intercapedini. Lontano, una folla che ogni tanto preme, come per tentare un assalto. Sanno benissimo che saranno ricacciati, ma forse qualcuno sfuggirà e riuscirà a imbarcarsi.
La polizia guarda, ma non interviene. Tanto sono clandestini che se ne vanno. E’ una storia vergognosa che si ripete da cinque, sei anni. Disperati di tutto l’Oriente che attraversano la Grecia per arrivare ai porti italiani, e di là disperdersi per tutta Europa. Se non riescono a passare in Italia da Patrasso se ne vanno per tutta la Grecia ad aggiungersi agli altri extracomunitari, in gran parte con permesso, che ai tempi delle vacche grasse sono stati attirati in Grecia, dove a Gavdos  sono stati trattati con più dignità di quanto avvenisse a Lampedusa: gente che ora è in trappola: senza più lavoro e con intorno un’ostilità crescente. Si sa che tanti Albanesi, che dovevano solo riattraversare la frontiera dell’andata, sono tornati a casa. Ma per chi veniva da più lontano è l’inferno.
La Grecia, orgogliosa di una millenaria cultura mercantile, in cui lo straniero è una ricchezza perché è fonte di scambi, e in cui a casa tua devi rispettare il Franco e l’Arabo perché così i loro fratelli rispetteranno i Romei, scopre la xenofobia. Non la lotta contro il Bulgaro o l’Albanese del villaggio accanto, che era stata la triste scoperta di cent’anni fa’, ma quello che lavora a casa tua, ed è entrato nella tua terra per servirti, non per conquistarti. 
Spesso si associa questa xenofobia a Hrisì Avyì. Ma quando il governo, in difficoltà nel paese, conduce un’operazione di polizia come Xenios Zeus, che in sette mesi ha portato all’arresto di più di 60.000 persone, compresi turisti di colore e professori universitari indiani scambiati per vagabondi, ed a rilasci altrettanto massicci dopo l’esame dei documenti, è inutile dar colpa all’opposizione. C’è una marea montante che porta a prese di posizione politiche, non sono le prese di posizione politiche, a volte davvero sciagurate, che creano la marea. 
 
E’ bastato poco perché la gente prendesse gli extracomunitari per il nemico. Succede dappertutto, non solo in Grecia, che durante le crisi si cerchi un capro espiatorio. Commettono reati contro il patrimonio e spacciano (anche se le statistiche ufficiali dicono che i più attivi in questi campi sono i Greci), portano via il lavoro. Naturalmente gli stranieri  non hanno colpa nella crisi, e ne sono le prime vittime, ma quando sale la disperazione si perde lucidità. Succede dappertutto, non solo in Grecia. 
Provando a chiedere l’opinione di gente equilibrata, ci si sente dire che la pancia vuota spiega il sorgere di sentimenti vendicativi, che in un popolo che si crede ingannato e tradito si riversano sul primo intruso che capita; oppure che le violenze non sono accettabili  “ma ad Atene ci sono troppi immigrati”. Frasi innocenti, ma che sono l’inizio della spirale.
 
In tutto ciò si è inserita Hrisì Avyì, un vecchio movimento di estrema destra, che partecipava sempre alle elezioni con percentuali insignificanti, nettamente inferiori a quelle del Laos, raggruppamento popolare ortodosso, che, legato ad ambienti clericali, evitava di spingersi sulla strada della violenza. Hrisì Avyì ha iniziato una politica di botte agli immigrati e ha travolto il Laos, (che ha pure pagato la decisione patriottica di appoggiare il governo Papadimos), e ad un anno dal suo successo elettorale gode di crescente popolarità. Gli antichi valori di ospitalità sono in eclisse, speriamo temporanea. Ma il rischio maggiore è che la paura dello straniero si saldi, secondo il modello Hrisì Avyì, con i vecchi temi nazionalistici greci un po’ da operetta (del tipo “Gli antichi Greci avevano già inventato tutto, ma i traditori ce l’anno rubato”) e con i temi estremistici che Hrisì Avyì ha importato dall’Europa occidentale, soprattutto tramite l’Italia. 
 
Il canale privilegiato con l’Italia si riconduce al rapporto di Nikos Michaloliakos, il fondatore del movimento, con Roberto Fiore, per qualche tempo parlamentare europeo e leader di Forza Nuova. Fiore è presidente del Fronte Nazionale Europeo, associazione interpartitica che oltre a Forza Nuova e Hrisì Avyì comprende partiti estremisti di mezza Europa. Fonti danno Michaloliakos alla manifestazione contro le banche di Forza Nuova, il 22 maggio 2010 a Milano, e, più recentemente, una delegazione ufficiale di Forza Nuova, che ne ha dato notizia in rete, ha partecipato il 2 febbraio ad Atene ad una grande manifestazione di Hrisì Avyì. Ma in rete, dall’ottobre 2012, c’è l’intervento di Michaloliakos in un comizio di Fiore a Imperia.
 
Mentre Michaloliakos parla, in italiano, scorre la traduzione greca. Michaloliakos chiama gli Italiani camerati (ne appare la traduzione συναγωνιστές ) cioè con il termine che in Italia individua i fascisti tra loro (questo anche se le dichiarazioni dei suoi militanti escludono il carattere fascista del movimento: “Gli Italiani sono fascisti, noi siamo solo nazionalisti”), alla presenza di Fiore. Non che questo significhi la totale identità di vedute. Forza Nuova ha al suo attivo episodi sconcertanti, come la distribuzione a Pescara di pane ai poveri purché italiani (anche questo è in rete), ma non ha mai spinto il gioco fino al punto di Hrisì Avyì. E’ comunque l’organizzazione italiana di estrema destra più antica e stratificata, la prima a ispirare la creazione di bookshop. Da Forza nuova Michaloliakos ha attinto molto del suo materiale ideologico ed anche molti dei suoi gadget. 
 
Tra gli orpelli troviamo le cose più strane, dall’oggettistica di ispirazione italiana alla Lazio (squadra di calcio con i colori greci e l’aquila: vecchia scelta bell’époque. La Lazio ha frange di ultrà di ispirazione neonazista, molto moleste per la società, che cerca in tutti i modi di liberarsene, ma che qui sono motivo di amicizia; la cerimonia del “Presente”, commemorazione funebre dei fascisti italiani, usata in passato per rituali di dubbio gusto in onore del povero Mikis Màndakas, sfortunato studente rimasto ucciso a Roma nel 1976. Màndakas era sconosciuto alla destra greca ma fu “importato” dall’Italia per fungere da icona. Poi ci sono i gesti, come il saluto a braccio teso, il “saluto romano” dei fascisti ribattezzato “saluto dorico”! 
 
Il “saluto dorico” è l’emblema di un’ideologia, che reinterpreta in modo virulento il vecchio nazionalismo greco, che cerca nella Grecia antica le giustificazioni di ideologie moderne o anche solo di frustrazioni. Degli antichi Dori interessa solo Leonida, che si può facilmente riprodurre in armi sulle magliette. Intanto, di saluto in saluto, si arriva al caso di Yorgos Katidis, che segna un goal, saluta tendendo il braccio, e viene espulso dalla nazionale:in Italia lo aveva fatto Paolo di Canio, giocatore della Lazio, al suo ultimo anno – guarda caso – in quella squadra; un campione anziano, che non ha sopportato conseguenze, mentre un ragazzo ne avrà rovinata la carriera, e dispiace. Ma i precedenti rimandano all’Italia.
Ma, come nell’Apprendista stregone, ormai si tende a superare il limite dell’influenza dell’estrema destra italiana. Il nazionalismo greco imbocca la via del razzismo, impossibile in Italia. Innocenti ricerche di paleopatologia, come quelle di Manolis Papagrigorakis, vengono presentate, forse all’insaputa di questi, come il legame genetico tra Greci antichi e moderni, e si millanta l’esistenza di altre ricerche che ne dimostrerebbero la continuità genetica. Sciocchezze, e tesi estranee alle università greche, ma che vengono ripetute da migliaia di ragazzi ed introducono l’idea della genetica a sostegno di tesi politiche. La gente comune e gli insegnanti che si oppongono a tutto ciò sono di sinistra. Sappiamo com’è finita n Germania. 
 
A sorpresa spunta pure la razza ariana. Tema sconosciuto nella cultura greca, anche per la buffa omofonia tra gli Ariani e i Marziani, che ne ha ostacolato la diffusione più del fatto che studiando si scopriva che gli Ariani erano i Medi e i Persiani ed altre genti assoggettate da Alessandro. Invece Hrisì Avyì nel suo manifesto del 2012 dichiara: “Solo chi è Ariano di sangue e Greco di discendenza può essere un membro candidato”. Queste sciocchezze non diverranno mai ideologia, ma se la crisi continuerà. contribuiranno a irrobustire l’ignoranza e a scavare solchi pieni di odio. È l’ultima cosa di cui la Grecia ha bisogno.
 
* Sovrintendente archeologo
 

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