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La politica (greca) infetta e i semi della grande crisi economica

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Politikì

Ha scritto Bobbio che "la speranza è una, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane, civili". Cercare le cause della crisi economica in Grecia significa, anche, soffermarsi sul degrado morale e civico della politica.
 
Una politica che, al pari di pezzi dell'informazione e quindi dell'opinione pubblica, decide di procedere a fari spenti ignorando ciò che di più prezioso ha ogni paese: la sua storia, per far posto alle esigenze di "tasca".
 
Le parole irriguardose, giusto per usare un eufemismo civile, con cui il ministro dell'istruzione di Atene Nikos Fillis ha definito il genocidio dei greci del Ponto ("non genocidio, ma semplice pulizia etnica") conferma il punto zero della proposta partitica ellenica e dei suoi interpreti. 
 
Non soltanto con quell'uscita Fillis è additato di volersi ingraziare i vicini di casa turchi che con il termine genocidio (vero armeni?) non hanno molta confidenza, ma scopre una volta per tutte il vero pus che fuoriesce da questa ferita infetta: la mortificazione di un paese per mano dei suoi governanti, gli stessi che l'hanno (s)venduta nel passato e che oggi fanno finta di ricomporne i cocci.
 
Gli stessi che ignorano il politismòs, ovvero quella grande scoperta fatta dagli antichi greci a cui ancora oggi tutto il mondo corre ad abbeverarsi. E più in generale gli stessi che hanno ucciso la verità dei fatti, un po'come il "vicino" di casa dei greci, Erdogan, fa ormai da tempo, sfondando le porte delle redazioni dei giornali e facendo repressione con manganelli e lacrimogeni.
 
Fillis e Erdogan pari sono: allergici alla verità, piegati a biechi interessi personali e plastici attentatori della pax mediterranea. Che al momento è compromessa.

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