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Il piano Ue sui rimpatri è fallito il primo giorno: da Lesbo le proteste elleniche

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Politikì

 
«Come pretende l'Europa che la Grecia, in un giorno, attui il piano-migranti di rimpatrio se qui mancano traduttori, avvocati, poliziotti?». Il grido di protesta arriva da Lesbo, (in foto) isola dell'Egeo orientale a una manciata di miglia da quella costa turca che continua a vomitare braccia e occhi in quantità industriale in Grecia (solo ieri giunti in 800). E dopo che lo stesso coordinatore del governo greco per le politiche migratorie, Giorgos Kyritsis, aveva alzato bandiera bianca («Ci vogliono più di 24 ore», ha detto ieri). Da Lesbo è transitata la stragrande maggioranza dei 48mila profughi attualmente su territorio greco. Da Lesbo sono iniziate le prime proteste di albergatori e cittadini che, osservando la costruzione degli hostpot, vedevano andare in fumo gli affari turistici del 2016.
 
E a Lesbo ieri, giorno di inaugurazione dell'accordo, due migranti sono stati trovati morti su un barcone che ne trasportava a decine, segno che la linea forzatamente tracciata da Bruxelles e Ankara, e pagata a peso d'oro, è solo sulla carta, mentre nelle stesse ore una pattuglia della Guardia Costiera ellenica ha aperto il fuoco contro un motoscafo che aveva appena scaricato 20 profughi a Panagia Oinussa: mezzo affondato e manette per i due scafisti turchi 20enni.
 
Oggi la Grecia pronuncia un altro no, dopo quello già noto alla troika con referendum sul memorandum del luglio scorso. Il piano su cui Turchia e Ue si sono accordati sarebbe dovuto essere operativo da ieri, così come il premier Alexis Tsipras aveva garantito ai «creditori» Merkel e Hollande nel vertice di tre giorni fa. Ma come accaduto con l'affare del debito, tutt'altro che prossimo alla soluzione come dimostra la fibrillazione nella troika tra Fmi e Bce, i conti sono stati fatti senza l'oste.
 
Mentre a Idomeni permane il collasso più assoluto, con lo choc dato da un rifugiato che ha tentato di violentare una bimba di 7 anni nel bagno del campo, nel resto del Paese gli sbarchi non cessano nonostante i sorrisi di Tusk e Davutoglu. Il piano-Merkel di usare la Nato nell'Egeo per fermare i viaggi dei migranti si sta rivelando un flop: nonostante il pattugliamento pubblicizzato come la panacea, ecco che i numeri stroncano Berlino. Gli arrivi non diminuiscono e proprio a Lesbo ieri ce n'erano ancora 6.000.
Nella prima settimana dopo l'inizio del pattugliamento al largo della costa della Turchia, sono arrivati ben 9.515 profughi sulle isole greche, esattamente quanti ne sono arrivati senza il controllo della Nato. I numeri spiegano la situazione meglio di analisi e ipotesi.
Ieri al porto di Eleusi un catamarano da Chios ha sbarcato 1.169 tra immigrati e rifugiati: tutti destinati ai nuovi hotspot. E nel porto del Pireo ne sono arrivati altri 446, destinati alla struttura di Larissa. Secondo la Guardia Costiera nel Pireo solo ieri c'erano 4.458 migranti stivati in quattro gate passeggeri e in un hangar ed è stato stimato che in Grecia serviranno 4.000 professionisti, per gestire i rimpatri e organizzare il sistema di drenaggio dei nuovi arrivi, ma da Bruxelles nessun dettaglio sui tempi di arrivo.
 
E mentre in occasione della pubblicazione del libro Mai senza l'Europa, il feld ministro Wolfgang Schaeuble dice dai microfoni di Radio Europa1 di fidarsi dell'operato di Tsipras, invece secondo il sondaggio Alco l'81% dei greci ha perso la fiducia in Syriza e si sente frustrato guardando al prossimo semestre. Quando, accanto al probabile ulteriore taglio delle pensioni, dovranno convivere anche con gli hotspot fatti costruire in fretta e furia dal governo. Perché tutti sanno che in migliaia resteranno in Grecia.
 
twitter@FDepalo

 

 

 

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