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In Grecia il futuro è l’antitroika Tsipras?

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Politikì

Chi lo ha incontrato qualche settimana fa in occasione dei funerali del presidente cileno Hugo Chavez, lo ha salutato con un interrogativo che sa poco di domanda: “E’lei allora il prossimo giovane premier greco di sinistra?”. Perché il trend pare già segnato.   Dieci mesi fa Alexis Tsipras a 36 anni è riuscito a portare il suo Syriza dal 2% al 23% in occasione delle travagliate elezioni elleniche di un 2012 che resterà nella storia, quando l’intera Europa “trapezocentrica” (in testa Berlino) ebbe più di un sussulto di timore. Per una manciata di voti, giusto quelli dei concorrenti ultracomunisti del Kke, dice a bassa voce qualcuno, non riuscì a insidiare la leadership dei conservatori di Nea Dimokratia, primi classificati anche  alle seconde urne di giugno e costruttori di quella placenta abnorbe che ha fatto nascere l’attuale governissimo a tre gambe con, oltre al partito di centrodestra del premier Samaras, i socialisti del Pasok e i democratici del Dimar. La Grecia, che oggi affonda sotto i colpi di tre memorandum targati troika e avallati dall’esecutivo, fu in quei giorni molto vicina ad un’alternativa di sistema. Tsipras infatti ripeteva, anche alla stampa internazionale, che al primo posto del suo programma non vi era un’opposizione ideologica alla moneta unica e all’Ue in quanto tali, piuttosto una rinegoziazione oggettiva del memorandum con i rappresentanti di Bce, Ue e Fmi e in chiave pro Ellade. In quanto consapevole, così come lo scorso dicembre ha certificato nel silenzio assoluto dei media occidentali anche l’inviato ad Atene del Fondo Monetario Internazionale (non del circolo del tressette), che il debito greco semplicemente non era e non è sostenibile. E i sacrifici disumani chiesti oggi agli undici milioni di cittadini ellenici (al netto di paperoni dell’Acropoli e casta) erano e sono perfettamente inutili. 
 
Nessuno ovviamente sa dire come sarebbe andata con Tsipras inquilino nei palazzi ateniesi del Megaro Maximos, ma più di una voce soprattutto fuori dai confini nazionali ellenici sta maturando la consapevolezza che quel posto, domani, sarà suo. E per un semplice calcolo logico. Il caso Cipro sta dimostrando, in tutta la sua evidenza, che la strada imboccata da troika e memorandum non è quella che conduce a risultati effettivi, dal momento che, sotto le  insegne (ingannevoli?) dell’eurounione e del rigore tout court, punta a chiudere la falla dei debiti con altri debiti, maturando interessi miliardari ad appannaggio della Bundesbank, distruggendo ciò che resta del tessuto occupazionale e dei diritti, falciando indiscriminatamente il welfare e i servizi. Senza il benché minimo interesse per il lato umano della questione. Per chi ancora nutre dubbi in proposito o per coloro che danno superficialmente la colpa a commentatori catastrofisti, è sufficiente passeggiare per le strade greche per toccare con mano cosa significhi crisi. O ascoltare i racconti di qualche usciere del ministero delle Finanze di Atene, che ha visto con i propri occhi un pezzo della troika “accomodarsi” in quegli uffici con l’aria del padrone di casa, perfino con i piedi messi in bell’evidenza sul tavolo del ministro e, a fine serata, dopo un lauto pasto e il bicchiere della staffa, dire: “Adesso gli daremo una bella lezione a questi incapaci”. E con i nuovi maxiappalti già vinti dalla tedesca Siemens. Solo dicerie e aneddoti parafrasati? 
 
“La lotta per la pace deve rappresentare  l’asse culturale politico e civile di riferimento della cultura di governo delle comunità locali – ragiona Katerina Giannaki, membro del Consiglio dei greci nel mondo - . La crisi economica che la Grecia sta vivendo non rappresenta un fenomeno nazionale isolato ma un problema europeo e figlia del modello neoliberale di sviluppo che ha colpito il costo di lavoro. Questa crisi pesa sulle spalle del mondo del lavoro e dello stato sociale: chi crede che una crisi possa essere superata con misure di austerità che portano alla recessione sbaglia di grosso”. Ecco la chiave.
Ciò che emerge in questi mesi di vita politica ellenica, quindi, è la maturazione di un giovane che, nonostante la mancanza assoluta di esperienza, ha dimostrato di “avere orecchie”, sapendo attendere sulla riva del fiume il passaggio dei suoi avversari politici attualmente in grossa difficoltà. Sia il premier Samaras che il quasi vice premier (c’è aria di rimpasto ad Atene) Evangelos Venizelos, hanno anche qualche grattacapo di natura finanziaria con la lista Lagarde, l’ingombrante elenco degli illustri evasori ellenici che hanno portato milioni di euro fuori dal paese e che hanno fatto finire in galera non qualcuno degli stessi evasori, ma il giornalista che per primo pubblicò quella lista:  l’inchiestista Kostas Vaxevanis, direttore del settimanale Hot Doc, processato lo scorso ottobre, assolto in primo grado, ora al vaglio dell’appello e vincitore del premio giornalistico “Julio Parrado” per la lotta alla corruzione. Come dire che in Grecia qualcosa non funziona al meglio. Ebbene, quella lista non fu protocollata da Venizelos quando era ministro delle finanze, nemmeno dal suo predecessore e compagno di partito, il socialista Papacostantinou, che ha anche depennato i nomi di tre suoi familiari. Quanto al premier, nella lista figura in bell’evidenza il suo principale consigliere economico, l’influente lobbista Stavros Papastavrou che, nonostante una commissione di inchiesta speciale sulla lista, continua ad assistere il capo dell’esecutivo ateniese.
Per cui, al netto di scandali, stravolgimenti in chiave europea e geografie non future ma drammaticamente presenti, come lo stesso Tsipras ha ribadito dalle colonne di prestigiosi quotidiani come il New York Times e il Financial Times, la linea maginot della politica ellenica ma anche europea sta in una proposta di stampo mnimoniakòs (ovvero legata ai memorandum della troika) che si contrappone ad una visione sociale. Che non si lasci guidare dal timone dello spread e del profitto a tutti i costi, ma faccia niente altro ciò che la sua natura le impone: provvedere al benessere dei cittadini. E farlo da sinistra.
 
Fonte: Gli Altri del 17/4/13
twitter@FDepalo
 

 

 

 

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