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Donna e Mediterraneo. Vi racconto la ricchezza dell’umanità

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Teknes

Arte, pittura, immagini ed emozioni. Ma anche (e soprattutto) tanta anima trasuda dalle parole del maestro Julianos Kattinis, pittore ellenico trapiantato a Roma da trent'anni che Mondo Greco ha intervistato.
Julianos Kattinis è un pittore greco naturalizzato italiano, nato a Damasco nel 1934 da famiglia greca ateniese, precisamente su un traghetto da Pireo verso la Siria. Ha studiato arte a Damasco, Gerusalemme, Beirut, Cairo, Parigi, Atene, Monaco di Baviera e Roma, dove si è diplomato all'Accademia Nazionale di Belle Arti AA-BB nel 1964. Artista di fama internazionale, presente alla XXXII Biennale Internazionale di Venezia nel 1964, ha realizzato 250 mostre in Italia ed all'estero in prestigiose Gallerie e Musei, fra cui il Museo di Palazzo Braschi a Roma (1972), il Palazzo delle Esposizioni del Pireo-Atene (1977), Museo d'Arte d/Gener. Ital.del 900 G. Bargellini (2003). Ha inoltre realizzato grandi opere di affreschi e murali in Italia ed all'estero. Dal 1970 vive ed opera a Roma. Mondo Greco lo ha incontrato nella sua casa di San Giovanni mentre in questi giorni si chiude la sua mostra permanente nella sede di Scudit, Scuola d'Italiano Roma.
 
Ha detto di se stesso di essere un viaggiatore cosmopolita: iniziamo dall’ultimo viaggio, quello dell’universo femminile Mediterraneo che si ritrova nella sua idea di ritrarre volti di donna del mare nostrum. Come è nata questa idea?
Vorrei tornare indietro nel tempo a come sono nato da una famiglia greca. C’è tutta la Grecia, tutto il Mediterraneo, tutto l’ellenismo. Insomma l’intera cultura che si è in seguito mescolata, sviluppandosi, con altre culture. Vedo la donna più importante dell’uomo perché credo, dai numerosi testi scientifici che ho letto, che noi siamo stati originati da un’alga marina. Così come ho dedicato numerose mostre alla vita, alla morte, alla guerra, altre ne ho dedicato all’arte sacra contemporanea. Il tema della nascita e dell’origine dell’uomo è un pensiero che si trova nel dna della mia famiglia, di mio padre ingegnere e di due vescovi miei parenti uno in Libano ed uno in Qatar. Ciò per dire che sono religioso, ma non in modo dogmatico. Ognuno ha la propria fede dentro di sé, cambia da un popolo all’altro. Sia nella mia pittura che nella mia vita, mi considero un tipo universale. Per questa ragione i critici trovano grossa difficoltà in Europa, in occasione delle mie trecentocinquanta mostre, a collocarmi.  Espressionista? Simbolista? Astratto? Figurativo? Ognuno mi definisce secondo la propria cultura, ma pochi entrano dentro il mio quadro per capire il mio mondo. 
 
Dipinge con una scansione temporale precisa?
No. Non dipingo ogni giorno come ad esempio si reca sul posto di lavoro un impiegato di banca. Lo faccio sempre durante la notte, l’ho sempre fatto da quando avevo dieci anni. Inoltre non dipingo se non lo sento. 
 
Quando lo sente? 
È come se mi tirassero uno schiaffo: in quel momento comprendo che è giunta l’ora. Il mio sistema nervoso mi impone di prendere pennelli e colori. Mai preparo il lavoro che intendo fare. Un artista realizza il suo prodotto come vuole, ovvero con il suo cervello, la sua cultura, la sua ricerca. Ma per offrirlo agli altri. Voglio dire che è la cultura la vera ricchezza per l’umanità. Un vero artista vive per lasciare qualcosa, al pari di un medico che lavora per curare o un falegname per costruire. Penso che le professioni dovrebbero essere fatte in maniera religiosa. Ottenere uno stipendio è facile, basta fare quello che vogliono gli altri. Per fare bene il proprio mestiere, serve fare quello che si vuole e che si sente. Ovvero aprire bene il proprio cervello. 
 
In che modo?
Verso i vent’anni si può comprendere bene cosa si vuole. Vuoi molti soldi? Bene, allora vendi droga. Il discorso è che c’è medico e medico, politico e politico, pittore e pittore. Meglio realizzare cose buone anche per gli altri, che invece sfruttare gli altri.
 
Abbiamo piacevolmente divagato, ma per tornare alla donna?
Porto un esempio. Diciamo che sto guidando un’auto sull’autostrada e mi accorgo che sto attraversando colline, campanili, città. Allora esco alla prima uscita, visito quel paesino, mi siedo nella piazza centrale per bere un caffè, entro nella Cattedrale, osservo la gente, mi informo se esiste una galleria d’arte. Per poi tornare in autostrada e proseguire il mio viaggio. Intendo dire che per rispondere alla sua domanda iniziale ho scelto di prendere molte uscite dall’autostrada che stiamo attraversando. Ricordo che durante la guerra mia madre mi invitava ad andare a trovare mia nonna paterna a Damasco. Una donna, alta, bionda, con un occhio azzurro ed uno verde: quasi una dea greca. Per salire a casa sua c’era una scala, particolare che è sempre presente nella mia vita. Uno psicanalista l’ha spiegato con il fatto che io voglio costantemente arrivare da qualche parte. E quando sua figlia, ovvero mia zia, mi aiutava a salire quella scala io intravedevo le sue prosperità. Ma avevo quattro anni ed ero assolutamente ingenuo: voglio dire che quel mio interesse non era materiale o sessuale, bensì relativo alla natura. Non possiamo fuggire dalla natura, perché la natura è tutto. La terra, il cielo, gli alberi, gli animali.
 
Natura femmina?
Quando mio padre mi fece visitare i musei ad Atene e in Siria, quelle immagini di donne come dee rimasero impresse nei miei neuroni. Mi venne voglia di dipingere e prima di tutto realizzai una donna. Al Divino Amore di Roma c’era un padre, don Silla, che non so come aveva saputo che molti anni prima avevo vissuto a Gerusalemme dai padri gesuiti francesi, nel monastero greco Charalambos. Lì visitai l’intera Palestina, studiando diverse religioni. Per questo mi chiese se volessi fare una mostra dei miei dipinti di Cristo, e la feci nel mese di maggio, il mese di Maria. Organizzai tutto e la visitarono cinquemila persone. Ma li avvisai che avevo dipinto la vita di Cristo non come Dio ma in quanto uomo, perché Cristo è Dio fatto uomo: quindi c’erano anche dei nudi. Tra l’altro sono nato Ortodosso Bizantino orientale, ma questo non fu un intralcio: e mi dissero che il Divino Amore accoglieva proprio tutti. Perché Maria è per tutti: ebrei, musulmani e cristiani. Ragion per cui chiesi di inserire tra le opere esposte alcuni nudi, proprio perché siamo nati nudi. Un mese dopo la mostra chiesi cosa dovevo per l’ospitalità e il padre mi disse “nulla”. Allora scelsi dieci pezzi, li arrotolai e li donai loro. Ha detto Picasso che un artista se non è prima un buon artigiano non realizzerà mai i sentimenti che ha e la pittura che intende esprimere. Secondo Platone tutti i tipi di arte si ritrovano nell’anima: fu il primo a fare riferimento all’anima e in seguito lo seguirono tutte le religioni del mondo nel concetto di spirito. 
 
Cosa pensa dell’anima?
Gli scienziati dicono che il cervello domina tutto: il fegato, i polmoni, il sesso. Domani ne sapranno di più: o metteranno in dubbio le verità pronunciate fino a ieri o le accatteranno e proseguiranno nella ricerca. 
 
Possiamo pensare alla donna come madre del Mediterraneo?
Certo. Tutte le religioni hanno un proprio dio, ognuno lo chiama a modo suo. Ma lo stesso Dio ha fatto nascere prima la donna, che se avesse voluto avrebbe anche potuto accoppiarsi con un cavallo, per dire. A Torino c’è un luogo, il Cottolengo, simbolo di trasformazioni.  Ai tempi dei romani gli uomini erano alti un metro e sessanta e vivevano in media quarant’anni. Oggi non è più così. Quindi la base è la donna: all’epoca dell’uomo primitivo che viveva nelle caverne la donna era tutto, perché è come l’albero. Lavorava dentro casa e fuori casa e metteva al mondo i figli, simboleggiando il grano e l’uva. Aveva una forza fisica maggiore rispetto all’uomo. Quest’ultimo combatteva per conquistare più terre e disporre di più cibo per se stesso e la propria famiglia. Ma la donna faceva di più. Non dimentichiamo che dopo l’uomo-scimmia arriva l’homo sapiens, fino alla società matriarcale. In tempi passati il potere era nelle mani di regine che comandavano, persino sui re. Perché allora useremmo il termine “madreterra”? Per la sua esteriorità, per la sua interiorità.
 
Oggi tra le due figure c’è una sostanziale parità: un bene o un male?
Rappresentano la completezza della diversità, come due poli di energia. Se ci fossero due poli positivi l’auto non si metterebbe in moto, o no? Se mi chiede chi dei due oggi sia positivo e chi negativo, non so dirlo e lo lascio agli scienziati. Perché tutte le Accademie di Belle Arti, specialmente in Europa, prevedono un anno intero dedicato al  nudo?  Alcuni docenti invitano gli studenti a vedere con i propri occhi le sculture nei musei greci, assiri e babilonesi. Per poi essere in grado di disegnare queste bellezze con un carboncino su una carta da macellaio. Perché la donna non ha muscoli e l’uomo invece sì? Perché ognuno assolve ad un compito. Oggi le donne che prendono ormoni per fare body building, non sono più donne. Non servono a loro stesse e non servono agli uomini. Tutto è nato nel Mediterraneo non in Scandinavia né in America, per questo usiamo dire “madre terra del Mesogheios”. Con quel tutto intendo la civiltà così come l’arte di scolpire una donna. 
 
Ma quel Mediterraneo oggi si trova in totale decadenza: come spiegarlo?
Perché il denaro ha preso il sopravvento sulla natura.
 
Altra metafora della sua arte è la porta: come l’olio su ferro della scultura che ha donato alla città di Bari in occasione dei Giochi del Mediterraneo. Quella rappresenta la porta verso l’Oriente o l’ingresso in Occidente?
Anche in questo i critici non sanno come catalogarmi, cerco di dare spazio a cose che in natura non esistono. Ma ci sono anche molte cose esistenti che però io non ho visto con miei occhi. La porta può aprirsi da un verso come dall’altro. Un mio zio fa il medium e va in meditazione ogni giovedì pomeriggio alle 5. Ha invitato nella sua abitazione a studiarlo medici, poliziotti, studiosi, semplici cittadini. Una volta andato in trans viene chiesto ai presenti di fargli una qualsiasi domanda in qualsiasi lingua, mentre i poliziotti registrano tutto per tentare di dare una spiegazione. Ho assistito una sola volta, contro il volere di mio padre che da ingegnere era scettico verso quel tipo di situazioni. Ma in compagnia di mia madre. Le donne sono più curiose, vede? Ma oggi se un uomo è curioso viene subito etichettato come omosessuale. 
 
Perché l’alfa è donna? E perché lo è nel Mediterraneo?
Il reperto più antico mai ritrovato, è una scultura di donna datata venti milioni di anni fa: si chiama la Parigina ed è esposta in Francia. Perché partire proprio dalla figura femminile e non dall’uomo guerriero? Perché è un’entità unica, perché mette al mondo figli e quindi crea. Il vero mistero della natura. Ragion per cui le donne mediterranee sono aggressive verso i propri mariti e molto protettive nei confronti ei figli. Fanno amicizia con i vicini, aprono la propria casa per feste e ricevimenti, organizzano la propria abitazione. È la vera figura completa presente in natura. Quando dipingo una figura, faccio prima la testa di una donna, solo in seguito aggiungo l’uomo. E non so dire il perché. All’Accademia, il mio insegnante era il grande pittore Mafai, della scuola romana oltre a Gentilini e Maccari. Mentre i miei colleghi iniziavano a disegnare con il carboncino, io lavoravo e lavoro ancora senza vedere: vado in trans e dipingo. Un mio lavoro del 1945, a guerra terminata, l’ho realizzato a Damasco in una notte: suonavano le campane e le gente scese in strada. Sono nato su un traghetto diretto in Siria dal Pireo e la mia firma è come una barca perché ondeggia: me lo ha rivelato un critico. Ma alla gente non interessa, perché si occupa solo di soldi. 
 
Possibile un movimento di opinione che sia di ricostruzione culturale nell’Europa che affonda nel Mediterraneo? E che abbia la sua base nell’arte come strumento per chi è afono o sordo?
Vent’anni fa molta gente del centro Europa che incontravo in occasione di svariate mostre in Austria, Germania, Francia, mi dicevano che una volta arrivati all’astratto dopo sarebbe giunta la fine. Gli italiani, più furbi, come Fontana, iniziarono a tagliare la tela o a usare spray. Dopo questa crisi uscirà una nuova arte figurativa: molto forte e affermata. E uscirà dal Mediterraneo. Né dalla Scandinavia, non dalla Cina che realizza solo pupazzi di plastica. Alla Biennale di Venezia del ’64 presentarono un mio quadro che ironicamente avevo chiamato “Bing Bang”. Era astratto, ma fra linee, righe e volumi c’erano numerose cose nascoste. Osservandolo al microscopio forse si scorge un mondo, che ad occhio nudo è invisibile. 
 
Colpa dell’uomo che non guarda più cosa vede?
Purtroppo sì. 
 

 

 

 

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