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Cristina Manzione: addio alla scuola italiana di Atene

Scritto da Redazione on . Postato in Teknes

Pubblichiamo, tratte dall'agenzia Aise del 9/6/15 , le riflessioni di Cristina Manzione che dopo nove anni lascia la Scuola Italiana di Atene.
 
“Nove anni fa: una valigia, un computer ultimo modello che non sapevo ancora ben utilizzare, lacrime per gli affetti che lasciavo e nel contempo la consapevolezza dell'occasione che mi veniva offerta. Nove anni dopo mi ritrovo ancora con una valigia, stracolma di esperienze, di sensazioni ed emozioni, un computer ormai obsoleto e la certezza del ritorno. Tra il mio arrivo ad Atene e la partenza, si è consumata velocemente una fetta di vita, durante la quale mi son sentita sempre un po' “migrante”, anche se fortunata, ben accolta e che alla fine fa ritorno a casa. Ma ciò che mi ha accomunato a chi invece il viaggio l'ha dovuto subire, è stata la speranza in una vita migliore, un lavoro più gratificante, spazi di maggiore libertà in cui scopri gli altri, ma anche te stessa”. Cristina Manzione lascia la Scuola Italiana di Atene, dove ha insegnato negli ultimi 9 anni, e racconta il suo viaggio sulle pagine di “Eureka”, mensile diretto ad Atene da Sergio Coggiola. 
 
“Chi parte, in realtà, non si separa mai dalla sua vita, che continua a scorrere, se pur su binari paralleli: la nuova, da costruire e quella che si porta dietro e che lo segue da lontano. E, a dispetto delle regole della geometria piana, queste linee alla fine sono destinate ad incontrarsi. Chi parte, lo fa tenendo ben fermi dei punti di riferimento, una stella, una bussola che lo orientino, per non perdersi. La famiglia, le radici, la storia personale, possono fare da guida.
Nel mio caso lo sono stati e, nell'incontro col mondo ellenico, le radici non si son perse, come qualcuno temeva, ma si sono ampliate, ritrovate e, anzi, nel rimettermi in gioco, nel confronto col diverso e le nuove sfide, sono diventate più profonde e tenaci. Nove anni possono essere pochi per imparare a pensare o sognare come un greco, per praticare una lingua nell'armoniosità dei suoi suoni e significati, per cogliere la specificità e la filosofia di un popolo; molti invece, se si pensa alla molteplicità di occasioni che il viaggio mi ha offerto in un Paese che, pur mostrando elementi comuni col nostro, se ne distacca alla grande per tanti altri.
 
Oggi, ho solo 720 parole per abbracciare tutti. Sono parole di saluti e ringraziamenti, profonde, sentite, convinta che non si lasciano o non ci lasciano mai le persone con cui abbiamo condiviso un tratto di vita, non si lasciano i luoghi vissuti e che ci hanno emozionato per la loro storia.
Tutto ci rimane addosso, diventa parte di noi, facendoci proseguire e andare avanti. Il viaggio ci cambia, è vero, ma ci offre strumenti nuovi e una nuova sensibilità per guardare con occhi diversi sia il presente che il futuro. Il mio pensiero è rivolto a tutti e a tutto; alla scuola, come luogo di accoglienza, principio primo della conoscenza, nella sua quotidianità con alunni, genitori, colleghi, e alla scuola delle occasioni particolari, in cui ci siamo avvicinati a personalità di spicco nel campo letterario, culturale, scientifico; agli amici di Atene, italiani e greci, presenti, rassicuranti, coi quali ho condiviso momenti di vera familiarità; alle meravigliose amiche di “Parole didonne”, con le quali ho vissuto le fatiche e l'adrenalina della scena; ad “Eureka” e al suo direttore che, come in altre occasioni, ha dato spazio e voce anche alle mie parole.
 
E come dimenticare l'emozione che ancora oggi mi pervade alla vista del Partenone che, possente, domina dall'alto la città, alle sue strade brulicanti o quella associata alle isole o ai luoghi della storia e della mitologia antica: Delfi, Mice ne,Verghina, Olimpia. E come non pensare, a questo popolo che, nonostante il momento di grande crisi, ci dà ancora insegnamenti di dignità e di vita. 
In tutto e in tutti, ho visto e riconosciuto generosità, altruismo e un fermento culturale che non è solo di oggi, ma che sa di antico, di continuità.
Ma il viaggio è stato anche altro, di non preventivato, di inaspettato: riconciliarmi col mare e scoprire quanto fosse azzurro e trasparente, quanta luce potesse illuminare il giorno, quanto bello fosse lasciarsi andare nei discorsi della vita, tralasciando per qualche attimo il senso del dovere, del sacrificio. Tutto questo, e non solo, è stato il viaggio; momenti di stanchezza, solitudine e scoraggiamento inclusi.
Concludo certamente con un punto, ma con l'augurio che sia anche un punto di partenza, per ricominciare sempre con la stessa forza, voglia e coraggio di scoprire; un punto che sia sempre d'incontro e conoscenza. Un luminoso punto di partenza. Per tutti”. 

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